La recensione – “I quaderni botanici di Madame Lucie” di Mélissa Da Costa

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di Luisa Di Maso

Instagram @luisa.di.maso

Chi vive un lutto non si accorge della luce del giorno né della notte. Non ci sono orologi a ridestare abitudini, a sospingere il tempo oltre l’apatia. Tutto è fermo quando c’è sofferenza, anche i ricordi restano impigliati nella mancanza. Chi resta cerca buio e silenzio, vane le parole di conforto, vano il tentativo delle persone intorno di riportare energia e motivazione in chi ha subito la separazione violenta, lo strappo esercitato dalla morte.

Amande, la giovane protagonista di questo romanzo, che improvvisamente perde in un solo colpo suo marito e la bambina che portava in grembo, incapace di riprendere come se nulla fosse il lavoro, la vita sociale, cerca rifugio, lontano da tutto e da tutti, in una casa isolata presa in affitto.

“Come fanno le persone? Come si può vedere crollare il tuo universo e riprendere la vita che facevi? Tornare al lavoro dopo qualche giorno, continuare ad abitare nello stesso appartamento, frequentare lo stesso quartiere… È al di sopra delle mie forze. Hanno abbandonato il mio mondo all’improvviso, tutti e due, la stessa notte, e a partire da quel momento quel mondo, il mondo in cui mi muovevo, respiravo, mi svegliavo da ventinove anni, quel mondo non esiste più.”.

Le pareti domestiche e il giardino di questa abitazione appartenuta a un’anziana donna deceduta, diventano ricovero, protezione dalla vita chiassosa che pulsa all’esterno. I primi mesi trascorrono lenti finché un giorno Amande non trova dei calendari e alcune agende appartenuti alla vecchia proprietaria, sui quali la donna annotava meticolosamente azioni da compiere per la cura del giardino e dell’orto, come una sorta di promemoria bucolico e ricette di cucina.

“È scesa la notte. Lo so perché il raggio di luce che filtra dai listelli delle imposte è sparito (…) Sparsi sul tavolo della cucina ci sono dieci anni di vita della signora Hugues. Dieci calendari che, come prevedevo, riportano la scrittura arrotondata della defunta. Le annotazioni variano ma si somigliano tutte. Il giardino. La preparazione di torte e marmellate Cose semplici che sembrano un po’ strampalate…”.

Amande attratta da queste istruzioni prova a ridare vita al giardino e all’orto incolti fino al suo arrivo, offrendo a se stessa l’opportunità di far germogliare nella mente e nel cuore piccoli accenni di progettualità, spiragli futuri.

“Ho aperto tutte le imposte. Già da qualche giorno faccio entrare il sole in casa. Quello dell’autunno è più fresco del maledetto astro estivo. Più pallido meno intenso. Sembra quasi portare un po’ di dolcezza. (…). Chiudo gli occhi, lascio che gli odori invadano la stanza e mi si posino sulla pelle. Più tardi, quando scende la notte, chiudo le finestre, intirizzita. Oggi ho lasciato entrare in casa il profumo dei denti di leone.”.

Un libro che affronta la tematica del dolore con delicatezza, una narrazione intima, dolce e coinvolgente, una scrittura scorrevole mai banale. Una storia commovente che scuote e abbraccia.

I quaderni botanici di Madame Lucie

Mélissa Da Costa

BUR Narrativa Rizzoli