La recensione – “Voglio potermi arrabbiare” di Chiara Briani

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di Luisa Di Maso

Instagram @luisa.di.maso

Ci rendiamo conto di ciò che abbiamo solo quando lo perdiamo. Delle infinite possibilità che ci offre il linguaggio per esempio, spendibile in ogni contesto, affettivo, sociale, lavorativo, acquisito da bambini con naturalezza, per emulazione, un bene infinito per esprimere bisogni e idee.

La perdita del linguaggio in un cinquantatreenne, di nome Giovanni, imprenditore, con moglie e figlia è ciò che innesca il rapporto tra Giovanni e Chiara, la neurologa che interviene nella cura dell’afasia che ha colpito il paziente. Un’afasia motoria che rende nel malato la situazione ancora più insopportabile perché egli è consapevole di tutto il suo impedimento. Neanche la scrittura è possibile nell’afasico che il più delle volte cade in uno stato depressivo dal quale è difficile risollevarsi.

“Come una tromba d’aria che sradica gli alberi creando un deserto, così l’occlusione di un’arteria aveva spazzato via tutte le sillabe del vocabolario di Giovanni ridistribuendole in ordine, anzi, disordine sparso, in qualche angolo nascosto del suo cervello.”

Oltre Chiara, che rivede in Giovanni la figura del padre morto prematuramente e che lei si rimprovera di non essere riuscita a salvare, si occupa della terapia di Giovanni anche Serena, la logopedista. Serena sostiene e orienta Giovanni che ha bisogno di ripercorrere le tappe di sviluppo del linguaggio e della scrittura (ma anche della lettura) come un bambino alle prime armi, aiutato anche dai parenti.

“Io ho sempre bisogno in terapia dei familiari per far comprendere i deficit, ma anche quali abilità linguistiche sono rimaste integre, devo spiegare che il paziente non è sordo…”

Altri personaggi si avvicendano nel reparto di degenza di Giovanni, tanti studenti che la dottoressa Chiara, voce narrante del romanzo, segue nella loro preparazione. Guido, brillante specializzando con la sua passione per la letteratura, sembra, più di tutti, dare voce all’autrice, neurologa lei stessa e scrittrice.

“Ho fatto di tutto per non farmi travolgere dalla maledizione della letteratura, ma è più forte di me. È difficile da spiegare, è una sensazione interna impellente, qualcosa che devi fare. (…) Sogno cosa vorrei dire, i personaggi prendono forma e vivono di vita autonoma, io devo seguire le loro esigenze, le parole comandano e la penna è un mero esecutore di qualcosa di più grande.”

Il romanzo è diretto, la prosa asciutta, la trama emozionante e coinvolgente. La scrittura è questione di scelte e opportunità da coltivare, un traguardo, come il recupero che si manifesta quando meno te lo aspetti.

Voglio potermi arrabbiare

Chiara Briani

Edizioni augh!