La recensione – “Malinverno” di Domenico Dara

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di Luisa Di Maso

Instagram @luisa.di.maso

La vita ha senso solo attraverso la morte. Certe malinconie, ossessioni, visioni, piccole gioie sono possibili solo perché esiste la morte. L’uomo imperituro non vivrebbe più il turbamento della perdita, la sensazione di smarrimento, il dolore per ciò e chi non c’è più. La morte rende tutta l’esperienza umana vulnerabile, scalfisce le certezze, ma intensifica anche l’attimo fuggevole di una carezza, di uno sguardo, di un solo bacio. Astolfo Malinverno, protagonista di questa storia delicata e commovente, è consapevole di tutto questo perché la sua vita è legata in modo indissolubile all’esperienza della morte: perde un fratello gemello alla nascita, gli amati genitori, e tanti abitanti di Timpamara, paese in cui l’uomo diventerà prima bibliotecario poi custode del cimitero. Ed è proprio nel cimitero che Malinverno s’invaghisce del volto di una sconosciuta, ritratta in una foto senza didascalia; Emma, la chiama, come l’eroina di Flaubert. “Non potevo farci niente se avevo un debole per le storie di amori notturni e disperati, e mentre camminavo in solitudine pensavo a come sarebbe stata la mia vita se un giorno Emma si fosse materializzata di fronte a me (…). Se davvero fosse successo, l’avrei amata (…) con quella consapevolezza della fine imminente che non abbandona le vere passioni, di amore come cosa umana destinata alla sparizione e alla dissolvenza.”.

Malinverno ama i libri, ma non è il solo a Timpamara, da quando in paese è stato installato un maceratoio dei libri, pagine di letteratura svolazzano nell’aria portate dal vento. I Timpamaresi afferrano quelle strane farfalle e così leggono e apprendono i nomi di illustri personaggi, decidendo di dare ai nuovi nati nomi altisonanti. È dalla madre tuttavia che l’uomo eredita la passione per le storie, la madre di cui rimane orfano a dodici anni.

“Mia madre viveva delle storie che leggeva, che se avesse avuto l’istruzione, come diceva, ne avrebbe scritte anche lei, ma poiché non sapeva, fin da giovane si scriveva i libri nella sua testa, che i personaggi ce li aveva davanti, tutti i paesani che incontrava e a cui attaccava addosso una storia segreta (…). Siamo fatti di pensieri più che di carne, e quei pensieri ci vengono distillati nel sangue dalle idee di chi ci ha voluti, che io non ho ereditato solo il colore dei capelli o l’arrendevolezza degli sguardi ma anche le illusioni, i sogni, e le passioni per i racconti.”.

Un romanzo originale, intimo, malinconico, dolcissimo “Malinverno” di Domenico Dara che ha saputo regalare suggestioni e forti emozioni, suscitare riflessioni profonde sul senso della vita. La scrittura è raffinata, colta, poetica. L’amatissimo Malinverno sopravviverà all’oblio e se anche il libro dovesse andare smarrito la storia di quest’uomo rimarrà sempre nel cuore dei lettori.

Malinverno

Domenico Dara

Feltrinelli