La recensione – “Il lino delle fate” di Annapaola Digiuseppe

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di Luisa Di Maso

Instagram @luisa.di.maso

Può un libro sprigionare colori, sapori, finanche odori? Sì! È quello che si tocca con mano, anzi con tutti i sensi ben allertati, leggendo “Il lino delle fate”. Un romanzo bellissimo, un libro come pochi che lascia il lettore, al termine della lettura, orfano delle pagine amate.

Protagonista è Virgilia, una giovane donna, la cui vita scorre, nella masseria familiare, scandita dal ritmo della civiltà contadina, apparentemente immobile, in una Puglia assolata e viva.

“All’ora di pranzo nonna Lena radunò la famiglia suonando il campanaccio appeso in cortile. Quel rintoccare metallico e stonato era la musica più soave che ogni lavoratore potesse udire: una promessa di ristoro, di gratificazione, un sussurro profumato di brace, di vino e di conversazioni, che li chiamava a sé come un canto di sirene.

Nella corte davanti al trullo maggiore era stata allestita una lunga tavolata, ricavata affiancando tre assi di legno parallele poggiate su cavalletti. La tovaglia distesa sul legno grezzo conferiva un aspetto accurato e dignitoso a quella rustica mensa, nonostante la modestia delle stoviglie e dei cibi che vi erano disposti.”

La storia prosegue poi nella città brulicante dove la ragazza si trasferirà presso una famiglia benestante, i Biasi padroni della masseria.

“Si sentiva un’altra persona da quando era andata a vivere da loro ma non nella maniera negativa che aveva immaginato all’inizio. Rinunciare alla spontaneità e alla libertà con cui faceva ogni cosa alla masseria non era stato facile, c’erano protocolli da osservare, nel rivolgersi alle altre persone, nel sedersi a tavola e mangiare, nell’incedere, nel curare la propria persona e nel dedicarsi alle attività quotidiane, ma era un prezzo che aveva pagato volentieri in cambio di quello che le stava offrendo quella nuova vita: era diventata più consapevole, disciplinata, più metodica e infinitamente più istruita.”

Sullo sfondo i moti rivoluzionari del 1799, che vengono narrati principalmente per bocca di uno dei personaggi, Tommaso, che esercita un grande fascino su Virgilia.

“Non riusciva a fare a meno di volgere ossessivamente la mente a quel ragazzo (…) Dov’era adesso? Si teneva lontano da lei volutamente o gli era successo qualcosa di brutto? Non gli interessava tornare da lei o non poteva farlo per motivi gravi? Non sapeva quale delle ipotesi la sconfortasse maggiormente. Restava il fatto che non prendeva pace e che quell’incertezza la stava logorando.”

Un affresco intenso del periodo caratterizzato dal Regno di Napoli nel quale i fatti storici, di cui sappiamo dai libri scolastici, s’intrecciano alle vicende delle genti comuni. Un romanzo garbato, emozionante, ben strutturato, dalla prosa ricca e appassionante. I personaggi sono talmente ben congegnati e incisivi che sembra impossibile dimenticarsene.

Il lino delle fate

Annapaola Digiuseppe

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