Bob Dylan pittore: la mostra fino ad aprile al Maxxi

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Bob Dylan è molto di più di un cantante. Dieci Grammy, un Oscar, un Pulitzer e il Premio Nobel per la letteratura nel 2016: il ragazzo di Duluth, Minnesota, che suonava la chitarra ispirandosi a Woody Guthrie oggi ha 81 anni, e che amasse il disegno e lo frequentasse con ottimi risultati è cosa nota quanto la reputazione che lo precede.

E ora arriva Retrospectrum, mostra curata da Shai Baitel che approda al MAXXI di Roma (fino al 30 aprile 2023), prima volta in Europa dopo le incursioni a Shangai e Miami. Oltre 100 opere tra dipinti, acquerelli, disegni a inchiostro e grafite, sculture in metallo, materiale video, che esplorano l’altro Dylan. Che dice: “È gratificante sapere che le mie opere visive saranno esposte in un museo davvero speciale in una delle città più belle e stimolanti del mondo. Questa mostra vuole offrire punti di vista diversi, che esaminano la condizione umana ed esplorano quei misteri della vita che continuano a lasciarci perplessi. È molto diversa dalla mia musica, naturalmente, ma ha lo stesso intento”.

Secondo la biografia ufficiale, il Premio Nobel inizia a dipingere negli anni Sessanta a Woodstock grazie a un vicino di casa, il pittore Bruce Doorfman. Dylan comprava i cataloghi di Monet, Van Gogh, Marc Chagall e cercava di riprodurre su tela quelle esplosioni di segni, tinte. Poi, nel 74 a New York, decide di studiare le tecniche con Norman Raeben per acquisire metodo ma anche consapevolezza, per «per rinfrescare una mente stanca» ha dichiarato lo stesso artista. Come nelle sue canzoni, anche nei quadri Dylan distilla la propria personale visione dell’America: le città verticali, i panorami mozzafiato della Monument Valley, i giganteschi cieli, i cactus svettanti come grattacieli, le highway infinite, il caos e il sesso a New Orleans (veramente potenti i quadri di quella serie esposti nel 2013 a Milano), ma anche instantanee di viaggi in giro per il pianeta: dalla Scalinata di Trinità dei Monti a flash dall’Asia.

A questo proposito Dylan ha spiegato: “Vedere molti dei miei lavori anni dopo averli completati è un’esperienza affascinante. In realtà non li associo a nessun tempo, luogo o stato mentale particolare, ma li percepisco come parte di un lungo arco; un continuum che inizia con il modo in cui vado avanti nel mondo e cambia direzione man mano che la mia percezione viene modellata e alterata dalla vita. Posso essere profondamente influenzato dagli eventi di Morretes, in Brasile, così come lo sono dall’uomo che mi vende El País a Madrid”.

In un illuminante articolo del 2021 per Il giornale dell’arte Alessandro Allemandi scrive: “La reputazione di Bob Dylan come artista visivo sta emergendo perché la sua opera pittorica, come quella musicale, è poderosa, sincera, immediata e compiuta. Dylan è uno dei pochi artisti in cui lavoro è di alto livello in più forme e dimensioni, con le parole, la musica, il canto, il disegno, la pittura. Nei temi e nella forma, le sue opere pittoriche offrono una visione del mondo fortemente individuale, ma senza affermazioni conclusive”.
Cercate le risposte ancora nel vento, ma pure immergendovi in questa retrospettiva dove scoprirete quanti colori, quanta luce, quanti segni vorticano nella testa di un uomo che ha trasformato la propria poesia in un immenso diamante dalle mille sfaccettature, un mastodontico infrangersi/rifrangersi di parole, suoni, tinte, tratti. Mister Dylan, insomma, l’artista che è riuscito ad aprire “l’oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”.