Compagnie stabili, meno Stabili e “Stabile Assai…” – Seconda parte

20230

Ho visto che nelle vostre rappresentazioni omaggiate varie forme d’arte, non ultima la musica.

Si, la musica è fondamentale per il nostro lavoro, l’accompagnamento sonoro è ormai imprescindibile dalla rappresentazione scenica. Nella stesura adoperiamo sia brani tratti dal repertorio internazionale che musiche appositamente composte.

Prima di passare agli altri componenti la compagnia come giudichi il tuo lavoro e le tue prospettive.

Semplicemente io chiamo questa esperienza, teatro dei detenuti e non sui detenuti. Per il futuro cre-do siano quelle di tutte le persone ossia avere sempre la possibilità e la forza di perpetrare il proprio lavoro, in primis coinvolgendo le nuove generazioni nella cultura della drammaturgia teatrale come scuola di vita, incentivando la creatività e la partecipazione al teatro come terapia. Far capire che il carcere come oggi è concepito non è la soluzione assoluta ai mali della società. Altro obiettivo è quello di smitizzare la cultura del crimine come elemento distintivo e di forza, l’esempio di “Roman-zo criminale” è fondamentale, i giovani hanno visto per troppo tempo valorizzare l’elemento crimi-nale e individualista a scapito di quello legale e civilmente consono di cui tutti abbiamo bisogno.

Grazie Antonio, piccolo e breve colloquio ma esaustivo, certamente ci rivedremo.

Caterina Venturini classe 1963 è la regista della Compagnia Stabile Assai, a lei chiediamo come ha incontrato Antonio e questa realtà e come intende proseguire nel suo lavoro.

Io sono natia di Ferrara, diploma di conservatorio in canto, laurea in lingue e letterature tedesche, nonché un diploma conseguito per recitazione e regia teatrale alla “Bottega teatrale di Firenze” diret-ta da Vittorio Gassman. A prescindere mi interessa il lavoro quotidiano. Ho incontrato Antonio nel 2008 e mi sono appassionata subito a questa realtà. Del teatro rendo importanza alla funzione e i ri-svolti sociali e la funzione terapeutica. Con la compagnia ho debuttato alla regia con una performan-ce sul tema della deriva delinquenziale con “Roma la Capitale” lavoro incentrato sui fatti della ban-da della Magliana, realizzato in parte con i veri protagonisti dei fatti.

Ora a cosa state lavorando

Le prove che hai visto sono di un testo sulla pena di morte. Quattro prigionieri si interrogano, sulle loro vicende e riflettono sulla propria esistenza negli ultimi scorci di vita. Un argomento quello della pena capitale ostico e purtroppo ancora attuale nel mondo occidentale e oltre. La performance pre-vede una serie di monologhi degli attori che sono segregati in quattro celle a schiera sul palco, con un impatto scenico cupo da rendere ancora più forte il messaggio. Il testo è sempre scritto da Anto-nio a più mani, l’esibizione è accompagnata da un commento musicale composto da quattro musici-sti, normalmente lo stesso team che accompagna solitamente le nostre performance.

Come per tutti, le tue prospettive

Continuare con questo lavoro per portare fuori dalle mura carcerarie le istanze dei detenuti, che co-me nel nostro caso hanno avviato e seguito un percorso di recupero e reinserimento nella società civi-le, per ribadire il concetto che il carcere nudo e crudo non è la sola soluzione.

Adesso veniamo agli attori della compagnia che sono veramente tanti tutti detenuti che hanno intra-preso una serie di percorsi riparatori. Per questo lavoro però sono solo quattro, ne possiamo intervi-stare solo tre, poiché Giovanni uno di loro oggi è impegnato, iniziamo da Angelo classe 1960

Angelo quando hai scoperto il teatro una domanda che farò a ognuno di voi

Conosco il teatro da tanto tempo, anche perché prima della detenzione lavoravo in un ente pubblico e mi occupavo di cultura, anche se indirettamente.

Marco Abbondanzieri