Compagnie stabili, meno Stabili e “Stabile Assai…” – Quarta e ultima parte

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Prospettive e progetti?

Vivere il più possibile, magari fino 105 anni!

Cosimo anche lui sta scontando una condanna a 40 anni di reclusione, ha come gli altri intrapreso un percorso di recupero che lo ha portato a occuparsi sia di teatro ma anche di cinema e avere un lavoro.

Cosimo il teatro e l’arte sono entrate nella tua vita nel percorso carcerario, o già ne facevano parte?

Il mio percorso giudiziario è stato lungo e molto tormentato, sto scontando una pena molto lunga ma la voglia di recuperare e rendere la mia pena meno pesante ha portato nel tempo a mettere insieme tante esperienze così da aver dato a me stesso ed altri come me una possibilità. Negli anni ’80 insie-me ad altri carcerati ho messo in piedi, nel carcere di Rebibbia  una cooperativa per la lavorazione dei pomodori.

Per l’arte e il teatro devo ringraziare Tony Esposito, il famoso percussionista che durante un concer-to in carcere mi coinvolse facendomi suonare un campanaccio. Poi successivamente in varie occasio-ni l’incontro con Antonio. La rappresentazione dell’Antigone con spettatrice Pupella Maggio, icona del teatro e del cinema italiano che mi onorò del suo positivo giudizio, mi diede forza e convinzione per continuare su questa strada.

A quante opere hai partecipato e di cui sei anche protagonista?

Innumerevoli, come lo sono le occasioni che abbiamo avuto di visibilità. Una rappresentazione al teatro Argentina nel 1987 è una di quelle a cui sono molto legato, la performance era “Bazar napole-tano” , di Massimo Antonelli, cui abbiamo già parlato, che mi vide come protagonista, “Napoli mi-lionaria” al teatro Ghione nel 2016 nei panni di Eduardo e come dicevo prima altre performance e opportunità che può darti l’arte in genere. Poi l’incontro con i fratelli Taviani e la partecipazione al film “Cesare deve morire”, girato nel carcere di Rebibbia.

Come giudichi questo tuo percorso e la nuova vita che l’arte ti ha dato

Ti sintetizzo il tutto con alcune frasi frasi che per me sono esaustive e importanti, “Da quando ho conosciuto l’arte questa cella è diventata una prigione”, “Tu pensi che un muro di cinta possa divide-re il nostro amore?” infine “Il carcere è un male necessario per poter apprezzare il valore della vita”

E’ stato veramente un piacere essere con voi oggi, anche se nella stesura dell’intervista dovrò sintetizzare il tutto per motivi di impaginazione, mi ripropongo di incontrarci di nuovo magari a ridosso del nuovo spettacolo che state allestendo, un saluto cordiale, Marco.

Marco Abbondanzieri