Prove tecniche di Covid 19

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Negli ultimi mesi si è parlato molto di Covid 19, virus della famiglia dei coronavirus e noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a patologie come la MERS e la SARS (sindromi respiratorie acute).

Il nuovo ceppo di coronavirus mai identificato nell’uomo prima è stato segnalato per la prima volta a Wuhan, Cina, a dicembre 2019. Si manifesta con sintomi comuni quali: febbre, stanchezza, tosse secca, indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, mal di gola o diarrea. Questi segnali sono generalmente lievi e iniziano gradualmente, solo nei casi più gravi l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e anche la morte. In realtà alcune persone si infettano ma non sviluppano alcun sintomo e statisticamente 1 persona su 5 si ammala gravemente presenta difficoltà respiratorie, dove è necessario il ricorso in strutture ospedaliere.

Purtroppo, sono le persone anziane o quelle con patologie importanti, quali ipertensione, problemi cardiaci o diabete ad avere maggiori probabilità di sviluppare forme gravi di malattia. Tuttavia è opportuno che non solo le persone a rischio ma tutti in generale, devono evitare uscite non necessarie e luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza. Al momento, il lavaggio e la disinfezione delle mani abbinato all’utilizzo di mascherine e guanti sono l’unica chiave per prevenire l’infezione, in quanto per il vaccino si dovrà ancora attendere qualche mese. Mentre i tempi sono maggiori sia per la produzione, sia per la distribuzione di massa. Si presume comunque, che il Covid 19, in quanto coronavirus per l’ottanta percento identico a quello della Sars, abbia lo stesso percorso, pertanto dopo una fase pandemica dovrebbe iniziare a spegnersi. È quanto afferma Le Foche (l’immunologo dell’Umberto I di Roma) : “Questo virus, come gli altri coronavirus che abbiamo già conosciuto in passato, tende a spegnersi da solo. È così. È risaputo nell’ambito scientifico che i coronavirus tendono a dare delle pandemie e poi piano piano tendono a spegnersi.

Soprattutto quando c’è una riduzione della loro entropia sociale. Grazie al lockdown questo virus non potendo contagiare le persone che sono chiuse in casa piano piano non ha più la carica di diffondersi e quindi tende ad auto spegnersi, a vivere una sorta di morte programmata”. Quanto dichiarato dall’immunologo Le Foche, pare confermato dai dati attinti dal Dipartimento della Protezione Civile, che implementano le tabelle inserite nell’articolo. In realtà le due tabelle mostrano una fotografia relativa alla circolazione del virus nelle regioni d’Italia prendendo in considerazione i dati rilevati il 10 aprile, e successivamente i dati del 10 maggio.

Si passa da un trend generale di circolo del virus del 16,27 all’attuale 8,43, il dato è migliore se si prendono in considerazione i tamponi giornalieri con i relativi contagi giornalieri, infatti dal 7,39 registrato il 10 aprile regredisce all’ 1,83 del 10 maggio. La certezza comunque, di questo trend in caduta si avrà nelle prossime settimane, quando l’effetto del lokdown rigoroso, sarà superato dalle aperture concesse con l’attuazione della Fase 2. Al momento solo la responsabilità e i comportamenti d’ognuno di noi, possono fare la differenza in questa sfida inedita contro il virus.