CONTROLLI A TAPPETO: POSTI DI BLOCCO E PRESIDI DELLA POLIZIA LOCALE IN TUTTA LA CAPITALE

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Da lunedì 9 marzo l’Italia è ufficialmente entrata in quarantena ed è completamente blindata. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) firmato in data 8 marzo 2020 ha esteso il cosiddetto “lockdown” a tutto il territorio italiano imponendo ai cittadini italiani il rispetto delle misure di sicurezza, uscite limitate solo ad urgenze particolari e la chiusura di attività non di prima necessità.
Le regole stabilite hanno l’obiettivo di limitare e contenere i contagi da Coronavirus, malattia infettiva altamente contagiosa, per far fronte a ciò la limitazione principale richiesta dal Governo è quella di evitare di uscire spesso di casa. Ci si può muovere solamente muniti di autocertificazione che attesti che la motivazione dello spostamento rientri in una della seguenti ragioni: comprovate esigenze lavorative, assoluta urgenza, situazione di necessità (all’interno dello stesso comune) e motivi di salute. Ad accertare le veridicità delle dichiarazioni riportare sui moduli sono le autorità tra operatori di polizia e del corpo dei carabinieri, specialmente lungo le strade dove sono stati disposti posti di blocco per veicoli. In particolare per questi ultimi tra sabato 21 marzo e domenica 22 sono stati aumentati ed intensificati i controlli grazie ad una circolare emessa dalla Polizia Locale di Roma Capitale, difatti non vengono più effettuati gli accertamenti a campione ma a tutti i veicoli in circolazione.
Controlli anche per quanto riguarda i pedoni, soprattutto in luoghi dove è possibile l’agglomerarsi di persone: ville storiche e parchi sigillati, mentre per quanto riguarda le aree verdi aperte vi è il presidio costante dei vigili urbani.
Le attività commerciali alle quali è concessa l’apertura sono monitorate dalla Guarda di Finanza, ma anche dalla Polizia Locale in merito al rispetto delle misure di sicurezza e di prevenzione.
Le sanzioni per la violazione del DPCM sono sia amministrative che penali: multe da 400 a 3000 euro per chi viola la quarantena, reclusione da 1 a 6 anni a chi fornisce dichiarazioni mendaci o false attestazioni ad un pubblico ufficiale, arresto fino a 3 mesi o ammenda fino a 206 euro a chi non osserva i provvedimenti delle Autorità, da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 12 anni chi mette in atto condotte colpose idonee a produrre un grave pericolo per la salute pubblica e rischia l’ergastolo chi commette reato di epidemia (diffusione dolosa).
Soprattutto a Roma Virginia Raggi ha adottato stringenti misure di controllo che hanno sin da subito rilevato i primi furbetti violare la quarantena. Diverse denunce e arresti per chi è stato colto in giro formando assembramenti e fornendo motivazioni non valide per gli appostamenti