All’estate romana di Lunghezza intervista a Mina Welby e presentazione del libro “Ora che non ci sei più” di Livia De Pietro

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L’estate romana a Lunghezza è una manifestazione temporanea che si ripete ormai da anni nel parco di via Medail Sanitaria a cura dell’Associazione Culturale OttavoAtto. Dal 25 agosto all’8 settembre, incontri letterari e musica in programma tutte le sere alternate ad altre iniziative musicali, sportive, danzanti, concerti, insomma un ricco programma di qualità per tutti i gusti.  Divertimento, in questo caso, inteso come risorsa di profondo valore concreto perché basato su un’interrelazione tra i cittadini delle diverse componenti territoriali cui consente un’effettiva partecipazione dove i residenti, ma non solo, possono incontrarsi, scambiare idee e conoscenze, creando nuovi rapporti di amicizia e collaborazione. Ci rendiamo conto in maniera convinta, insomma, che tutte le iniziative dell’estate romana offrono contributi assai significativi assumendo il ruolo fondamentale di traino per lo sviluppo del territorio. L’area di Lunghezza, dove si realizza l’intervento progettuale, da sempre noto per la carenza di servizi culturali, sta registrando un’inversione di tendenza dovuta forse anche all’impegno dei tanti giovani che perseguono una nuova coscienza territoriale al fine di risolvere una carenza di socialità.

La varietà dell’offerta prevede l’animazione per bambini, intrattenimento per gli anziani con la promozione di interventi mirati alla comunicazione generazionale, giochi di gruppo, proiezioni all’aperto e altre manifestazioni culturali tutte tendenti a stimolare e condividere nella realtà locale lo scambio di esperienze culturali, artistiche attraverso la condivisione di momenti ludico-ricreativi.

Tra le tante iniziative la cui progettazione è stata collegialmente elaborata con l’intenzione di offrire il meglio, mi piace ricordare qui la serata del 4 settembre quando è stato presentato il mio libro “Ora che non ci sei più” accolto dal Museo diaristico nazionale quale opera meritoria da tramandare alle future generazioni. L’evento è stato introdotto dal direttore artistico della manifestazione, Benedetto Cesarini, il quale ha subito precisato che l’analisi del libro, scritto durante la malattia grave di mia figlia Mariella, deceduta a 34 anni per una forma di tumore raro, non doveva essere vista come un’occasione commemorativa foriera di tristezza, bensì dell’opportunità di dire a fine evento che si è goduto insieme un momento di condivisione di valori autentici scaturiti dalla discussione. La giornalista Maria Perillo, conduttrice della serata, ha infatti precisato che “nel libro c’è un dolore che si tramuta in energia costruttiva con lo strumento penna per dimostrare che la vita vale la pena di viverla anche se ci offre sofferenze e atrocità non dipendenti da noi quando meno ce l’aspettiamo”. Si è parlato dei due premi letterari internazionali dedicati a Mariella. Sono: “Speciale donna e Speciale infanzia” ritenuti, nel panorama culturale italiano, come dei più prestigiosi. Attraverso l’intervista sono emersi alcuni temi di grande attualità, come il trattamento di fine-vita e l’eutanasia su cui da anni si batte l’associazione “Luca Coscioni” presieduta da Mina Welby. Il mio intervento ha riguardato prettamente il libro, spiegando il perché della struttura in due parti autonome, la motivazione alta che ha dato senso alla mia vita dopo il decesso di Mariella e l’operato dell’associazione M.A.R.E.L. fondata per mantenere vivo il ricordo di mia figlia.  Molti i sacrifici, gli scoramenti, ma anche l’incoraggiamento di tante persone a cui sono grata e che anche in tale occasione hanno affollato incredibilmente la platea: gli amici di sempre, una rappresentanza della biblioteca “Rugantino” dove coordino, ormai da un decennio, un attivissimo circolo di lettura, tanti ex alunni e altri che sostengono le iniziative che porto avanti nella grande sfida che ci offre la quotidianità, sempre in ricordo di Mariella.