LA NORMALITA’ CHE RENDE SPECIALI Intervista alle vicecampionesse della Lega Amatoriale Beach Volley 2017-2018

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Si è conclusa la stagione della Lega Amatoriale Beach Volley. Abbiamo intervistato Francesca Damato e Flavia Capircio, vincitrici della medaglia d’argento della manifestazione. Ci troviamo davanti due ragazze “normali”, senza l’altezza vertiginosa delle pallavoliste professioniste. Spendiamo la prima parte dell’intervista a cercare di far luce sulla natura della manifestazione nazionale in cui hanno brillato.

Francesca e Flavia sul secondo gradino del podio, assieme alle compagne di avventura Roberta e Maria (in mezzo a loro) didascalia foto

Ragazze, ci spiegate cosa significa Amatoriale? Chi può partecipare?

La Lega è il Campionato Invernale tra scuole di Beach volley e le categorie sono principalmente due escludendo gli Under, quindi i “piccoli”: Amatoriale e PRO. Accedono alla categoria PRO gli atleti che abbiano conseguito un prefissato numero di punti ai tornei federali. Tutti gli altri “non professionisti” si giocano, appunto, il campionato amatoriale.

Quanto tempo fa avete iniziato a giocare a beach volley? 

Francesca: “ho scoperto questo bellissimo sport solo sei anni fa”

Flavia: “ho iniziato quattro anni fa circa”

Avete iniziato sulla sabbia o avete un trascorso nella pallavolo?

Francesca: Ho iniziato a giocare prima a pallavolo all’età di 9 anni fino ai 25, sono stati 16 anni bellissimi.

Flavia: ho fatto da piccola tre anni di pallavolo e poi mi sono fermata per dedicarmi al beach volley

Parlateci della vostra esperienza da finaliste della Lega Amatoriale Beach Volley. In questo lungo percorso, cosa vi ha più colpito positivamente, cosa vi è rimasto impresso, cosa pensate si potrebbe migliorare, cosa assolutamente non andava nell’organizzazione?

Francesca: E’ stata un’esperienza quasi surreale, non avrei mai pensato di parteciparvi, anche perché all’inizio non ero stata inclusa nel progetto, e di arrivare seconda.Sono stata colpita dalla correttezza delle atlete; soprattutto alle finali a Cesenatico c’era un ambiente bellissimo, che ha reso l’esperienza ancora più piacevole.

Purtroppo l’organizzazione ha lasciato a desiderare; già dal primo giorno abbiamo saputo tardissimo quando giocare e certe partite sono slittate di tante ore. La convocazione era alle 9:00 della mattina ed alcune squadre hanno iniziato a giocare dopo pranzo. Non c’era modo di bagnare i campi o di mettersi all’ombra, ci sono state giornate caldissime ed i piedi si sono ustionati così tanto, che ho avuto problemi a camminare per giorni. Inoltre il sabato si sarebbero dovuti giocare gli ottavi di finale, che sono andati a finire la mattina della domenica.
Noi che siamo andate in finale siamo tornate tardissimo a Roma; io per esempio prima delle 2:00 di notte non ero a casa. Insomma, è stata una bellissima esperienza, ma molto faticosa.

Flavia: Personalmente, mi sento di dire che la Lega mi ha lasciato un bel ricordo e complessivamente mi ha ripagato di tutto l’impegno che ci ho messo. Oltretutto, ho potuto conoscere persone nuove, che mi hanno dato tanto.

Siete due finaliste della Lega Amatoriale Beach Volley. Quanto vi è costato in termini di impegno? Quante ore a settimana avete dedicato al beach volley? Avete avuto aiuti economici, sponsorizzazioni per le trasferte, o vi siete auto-finanziate?

Francesca: Io dedico a questo sport ogni ritaglio di tempo utile, appena mi viene proposto un allenamento aggiuntivo, è raro che io dica no. In particolare quest’anno mi sono allenata molto, per settimane sono stata sui campi tutti i giorni ed i weekend partecipavo anche a 3 tornei in 2 giorni.La società ci ha aiutato pochissimo o nulla, essendo un campionato amatoriale ci siamo fatte carico delle principali spese. Ovviamente i tornei erano pagati dalla società, ma il vitto e l’alloggio sempre da noi. Auto-finanziate, ma ne è valsa la pena.

Flavia: Concordo, anche per me l’impegno è stato notevole, gli allenamenti erano numerosi e io, oltretutto, abito anche lontano dalla mia società sportiva. Ma ripeto, tutto questo è stato tutto ripagato dall’esperienza vissuta, faticosa ma bella

A fine intervista, risposte alla mano, si consolida l’immagine di ragazze “della porta accanto” che ci eravamo fatti di primo acchito. Due ragazze “normali” appunto, che hanno fatto qualcosa di speciale per il puro piacere dello sport. Due atlete che hanno speso tanto, senza averne nessun tornaconto se non il senso di appagamento dato dal raggiungimento dell’obiettivo; in pratica, una lezione di gioco alle avversarie sconfitte e una lezione di vita su quale sia l’essenza vera e genuina dello sport. Complimenti, ragazze, e che la prossima stagione sportiva possa riservarvi altrettante soddisfazioni.