La Medicina di Laboratorio e l’impatto sul fenomeno dei migranti: primo congresso internazionale tra i Paesi del Mediterraneo presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Tor Vergata

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In un periodo storico in cui si parla tutti i giorni di migranti, di chiusura dei porti, di vittime e morti che avvengono nei mari, di politiche italiane ed europee in merito, a Tor Vergata presso la facoltà di Medicina e Chirurgia si è tenuto il primo convegno IFCC (International Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine), sulla Medicina di Laboratorio e le esigenze delle Nazioni del Mediterraneo, in relazione a problematiche comuni e a soluzioni per situazioni di crisi.

60 Paesi, 60 speakers provenienti dall’area del Mediterraneo, 270 delegati e 3 giorni intensivi di convegno dal 2 al 4 luglio, sul tema della Medicina di Laboratorio e sul ruolo chiave che questa può avere anche in relazione al fenomeno attuale dei migranti. Tra i membri del comitato organizzativo troviamo il prof.re Sergio Bernardini, anche presidente di SIBioC  (Società Italiana di Biochimica Clinica E Biologia Molecolare Clinica), intervistato da What’s Up! Media.

 

“La Medicina di Laboratorio impatta su più del 70% della Medicina Clinica ed è quindi la base per la diagnosi e la prevenzione di eventuali malattie, nonché per il monitoraggio del periodo post cura” ci dice il prof.re Bernardini.

È facile dunque capire l’importanza della relazione tra la Medicina di Laboratorio e l’attuale situazione migratoria che riguarda i Paesi soprattutto africani e dell’area del Mediterraneo in generale. La Medicina di Laboratorio è il primo strumento utilizzato nei confronti di un migrante quando viene accolto nei nostri porti. Parliamo dunque della tutela sanitaria del migrante in relazione a malattie infettive, vaccinazioni, Parotite, screening della Tubercolosi, Morbillo, affezioni che, seppur scomparse, se non monitorate potrebbero riaccendersi anche nei nostri territori. Ecco perché è fondamentale l’impatto della Medicina di Laboratorio nei Paesi dell’area del Mediterraneo (di cui l’Italia fa parte), soprattutto in questo momento storico, ed ecco perché è fondamentale “che si parli la stessa lingua” tra Nazioni in ottica di prevenzione ma anche in prospettiva di formazione per i futuri professionisti. Nel prossimo futuro – ci dice ancora il prof.re Bernardini – potrebbero venire a mancare tanti professionisti nelle varie professioni sanitarie, proprio come già succede in Inghilterra e in Germania (dove attualmente si recano tanti professionisti italiani), quindi risulterà utile formare giovani provenienti da queste aree.

Un aspetto fondamentale, secondo il prof.re Bernardini, è la creazione di amicizia e affettività tra i giovani delle diverse aree: apertura e dialogo quindi. Per questo – afferma il professore – abbiamo riunito 30 giovani provenienti dalle aree del Mediterraneo e 30 giovani italiani affinché collaborassero a delle attività, con lo scopo di creare rapporti professionali e di amicizia che saranno utili in futuro anche per lo scambio professionale e culturale.

Questi sono stati i temi trattati durante il convegno che ha visto l’apertura del Magnifico Rettore dell’Università di Tor Vergata, prof.re Giuseppe Novelli, e della Sindaca Virginia Raggi.

Roma potrà giocare un ruolo di “driver” su queste iniziative in quanto l’Italia, avendo una posizione dominante sul bacino del Mediterraneo, può accogliere e dare sviluppo alle popolazioni di questi paesi, ed evitare che ci siano fenomeni di migrazioni non controllati. La Sindaca – afferma ancora il prof.re Bernardini –  che si è mostrata vicina alla Medicina di Laboratorio, è stata fondamentale per l’assegnazione dei Congressi congiunti Mondiale ed Europeo che si terranno nel 2023 a Roma alla Nuvola di Fuksas.

 

Possiamo considerare questo primo convegno come un brainstorming iniziale – conclude il prof.re Bernardini – da cui sarà realizzato un eBook, si procederà poi con un comitato che stilerà i punti per il prossimo convegno che potrebbe avvenire tra 2 anni nel sud del Mediterraneo.