Gli occhi del mondo su Frascati, per la macchina che produrrà l’energia delle stelle

Sarà costruita a Frascati la DTT, il progetto di ricerca sulla fusione nucleare da 500 mln

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Gli occhi di tutto il mondo sono puntati su Frascati: sarà costruita qui infatti la macchina che produrrà la stessa energia che alimenta il sole e le stelle, la DTT (Divertor Tokamak Test facility). Si tratta del progetto di ricerca sulla fusione nucleare da 500 milioni di euro guidato dall’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, che dovrà fornire risposte sulla fattibilità scientifica e tecnologica e sulla convenienza economica di questa fonte di energia. “È un esperimento estremamente complesso e ambizioso, perché la macchina simulerà in piccolo il funzionamento di un vero e proprio reattore nucleare”, spiega a What’s Up Media l’ Ing. Aldo Pizzuto, Direttore del Dipartimento fusione e tecnologie per la sicurezza nucleare dell’Enea. “Le probabilità di portare a casa il progetto non erano molto alte, pochi ci credevano”.

500 milioni di euro possono sembrare tanti, ma per valutarlo bisogna utilizzare il giusto metro: a fronte di questo investimento è previsto un ritorno economico di almeno 2 miliardi di euro e circa 2.000 nuovi posti di lavoro. Inoltre il ritorno in termini di conoscenze scientifiche e tecnologiche, come dice una nota pubblicità, “non ha prezzo”: produrre energia pulita, rinnovabile, sicura, inesauribile e in grado di sostituire i combustibili fossili è infatti la grande sfida della ricerca sulla fusione nucleare che vede oggi impegnati i migliori laboratori di tutto il mondo e l’Italia ha la possibilità di essere in prima linea. “Investire in grandi imprese come questa paga sempre”, aggiunge Pizzuto.

Il sito di Frascati è risultato il migliore dopo un’attenta selezione da parte di un’apposita Commissione di valutazione sulla base dei requisiti tecnici, economici e ambientali richiesti. A partecipare sono state ben 9 regioni italiane, che nel giro di un mese e mezzo sono riuscite a confezionare una proposta che comportava il reperimento di risorse molto ingenti. “Questo dimostra che tutte le regioni hanno colto l’importanza del progetto – commenta l’ingegnere dell’Enea – e speriamo in futuro di poter realizzare programmi collegati anche negli altri siti”. Lo sforzo della Regione Lazio si concretizzerà  in particolare nei 16 km di linea elettrica mancanti che da Lunghezza dovranno raggiungere la struttura di Frascati, in cui i lavori per la costruzione della macchina dovrebbero iniziare entro novembre 2018 e durare circa 7 anni. “Se tutto procede secondo i piani – dice l’Ing. Aldo Pizzuto – il reattore sarà funzionante entro il 2050”.

Ideata dall’Enea in collaborazione con Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), Consorzio Rfx per ricerca, formazione e innovazione, Create (Consorzio di ricerca per l’energia, l’automazione e le tecnologie dell’elettromagnetismo) e alcune tra le più prestigiose università italiane (tra cui le 3 romane), la DTT sarà un cilindro ipertecnologico alto 10 metri, in cui campi magnetici confinano il plasma in una struttura a forma di ciambella cava alla temperatura di 100 milioni di gradi, mentre i 42 km di cavi superconduttori distanti solo pochi centimetri saranno a 269 gradi sotto zero. Utilizzerà un’intensità di corrente pari a quella generata da 6 milioni di lampade e i materiali di cui sarà composto dovranno sopportare l’equivalente  di oltre il doppio della potenza di un razzo al decollo.

La DTT nasce proprio per fornire risposte ad alcune problematiche molto complesse, come la gestione delle temperature elevatissime, del processo di fusione, che è esattamente l’opposto di quello della fissione: come spiega Pizzuto, mentre la seconda divide un elemento pesante come l’uranio in due prodotti più leggeri, la fusione combina due elementi leggeri, parenti dell’idrogeno, per formarne uno più pesante: l’elio. Nella reazione viene prodotta anche una particella in più, un neutrone, che è quella da cui si ricava la maggior parte dell’energia. In caso di problemi o incidenti non è possibile nessuna reazione a catena che sfugga di mano, come nel caso della fissione: la reazione si spegne automaticamente. Inoltre i prodotti della macchina sono solo elio e neutroni, quindi nessuna scoria radioattiva. Considerato che tra 2-3 decenni il fabbisogno energetico mondiale raddoppierà, e che le fonti rinnovabili di energia come eolico e solare potrebbero arrivare a coprirne al massimo il 50% (nelle previsioni più ottimistiche), la fusione nucleare potrebbe essere la risposta per la metà che resta, e sarà compito della DTT aiutare a trovarla.