BOX CHIRURGICO DEL PRONTO SOCCORSO: ISTRUZIONI PER L’ USO

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Il Box Chirurgico del Pronto Soccorso è per l’appunto l’ area specialistica del Pronto Soccorso di un Ospedale o Policlinico dove vengono prioritariamente e specificamente visitati e curati i pazienti con problemi clinici che al Triage infermieristico vengono definiti “chirurgici”.

Il Triage infermieristico è l’ area del Pronto Soccorso, a totale gestione infermieristica, che raccoglie i primi dati anagrafici e clinici del paziente e dove un infermiere appositamente formato ed istruito nel settore mediante corsi, attribuisce la destinazione al paziente (medico, chirurgico, ortopedico) ed il grado di priorità e gravità mediante una scala di colori: codice rosso, giallo, verde e bianco.

Una volta assegnato il codice al paziente chirurgico, andiamo a vedere di che tipologia nella pratica clinica si tratta.

Generalmente, i casi clinici in destinazione al box chirurgico sono: addominali (diarrea, stipsi, occlusione intestinale, perforazione viscerale, coliche addominali, sanguinamenti gastroenterici), urologici renali (ritenzioni urinarie, ematurie, problemi renali, cistiti, sepsi urinarie, coliche ureterali), ginecologici ostetrici (menometrorragie, patologie della gravidanza, patologie ovariche), traumi (stradali, pedonali, cadute e traumi domiciliari, incidenti sul lavoro, aggressioni, morsi e lesioni provocati da animali, traumi da precipitazioni, ingestioni accidentali di cose o sostanze). In più al Box Chirurgico del Pronto Soccorso affluiscono, per prassi consolidata poliennale, una moltitudine di differenti condizioni cliniche: oculistiche (lesioni corneali, congiuntivali, disturbi del visus, ambliopie, ecc), otorinolaringoiatriche (epistassi, faringiti tonsilliti, disturbi asse laringotracheali, emorragie del cavo orale, vertigini, ecc), arteriopatie agli arti superiori ed inferiori, esposizione accidentale a contaminanti biologici infetti o potenzialmente tali (sangue, saliva, urina).

Il chirurgo del Box a questo punto, apre una scheda al computer detta Gipse e comincia ad eseguire le attività procedurali precliniche. Innanzitutto, in caso di sospetto di reato penale, compila il Referto per l’Autorità Giudiziaria (RAG) e in caso di trauma insorto durante il lavoro il Referto INAIL. Terminata questa fase, avendo cura di suddividere i suoi pazienti nel modo indicato, il chirurgo raccoglie i dati clinici del paziente interrogando lui o un suo familiare (se presente) ed in particolare stabilisce e si accerta di eventuali anamnesi personale patologica remota, allergie a farmaci, terapia farmacologica domiciliare, pregressi interventi chirurgici, presenza di comorbidità attuali. Infine giunge a chiedere il motivo dell’ attuale accesso al Box Chirurgico del Pronto Soccorso e solo a questo punto prende visione della documentazione clinica e cartacea del paziente. Cosi passa a determinare, con la visita medica e l’esame obiettivo del paziente, le condizioni del paziente stesso e da qui determina la necessità di esami ematochimici di laboratorio, esami radiologici, esami ecografici, consulenza specialistiche. Contemporaneamente il chirurgo prescrive nel Gipse, dandone istruzione all’infermiere presente, la necessaria terapia di infusione per il paziente.

Il Box Chirurgico del Pronto Soccorso è un area che non è di per se un ricovero del paziente, ma dovrebbe prevedere un’ osservazione di massimo 12 ore seguita successivamente dal ricovero in reparto o in Osservazione Breve Intensiva (Astanteria) oppure in caso di ristabilimento del paziente dalla sua dimissione. Spesso per motivi organizzativi, non è così e il Box Chirurgico diventa area di forte stress ed agitazione sia per gli operatori sanitari che per i pazienti (anche per la frequente concomitanza di parenti): questo può sfociare a volte in deprecabili aggressioni verbali a carico dei medici o infermieri a volte anche con danni fisici. A volte le condizioni di stress, se non corrette opportunamente dalla Direzione Sanitaria nei loro presupposti, possono condurre gli operatori sanitari a vere e proprie malattie professionali (depressione, sindrome del burnout, ictus cerebrovascolari, infarti cardiaci, ecc).

 

Fondamentale è l’esperienza professionale del Chirurgo: il Pronto Soccorso non dovrebbe essere un lavoro di primo impiego per medici appena specializzati e magari poco esperti, ma dovrebbe essere riservato prioritariamente a medici esperti del ramo. Infatti, in mezzo a tante patologie di dubbio significato e rilevanza clinica (anche 30 accessi die), si annidano a volte casi clinici molto gravi, spesso sfuggiti all’osservazione e alla cura del Medico di Medicina Generale (spesso anch’ egli oberato professionalmente ). In questi casi è fondamentale intervenire con tempestività ed efficacia pena a volte anche la perdita della vita umana stessa.

Fondamentale è anche la professionalità dell’infermiere preposto ed il suo grado di affiatamento con il chirurgo, perché le attività del Pronto Soccorso sono spesso frenetiche soprattutto in alcune ore della giornata, quando viene preso d’ assalto dai pazienti o, a volte, presunti tali.

Vediamo cosa invece “non è” il Box Chirurgico del Pronto Soccorso. Esso non può essere un posto dove chiedere “second opinions mediche”. Per questo sono disponibili gli ambulatori ASL e SSN. Non è un posto dove fare esami radiologici ed ecografici, o esami ematochimici rapidamente senza fila e gratis: un uso improprio in tal senso del Pronto Soccorso lo intasa lo affolla e rende molto difficile il lavoro di medici ed infermieri soprattutto verso chi ha veramente bisogno di cure urgenti per malattie serie. Il Box Chirurgico del Pronto Soccorso non deve essere lo strumento per saltare le liste di attesa chirurgiche ed imporre all’ Ospedale il ricovero del paziente, se non esiste acuzie della patologia: il Pronto Soccorso per definizione serve solo per le patologie urgenti e veramente acute.

Proposte migliorative del Box Chirurgico del Pronto Soccorso possono riguardare l’implementazione per le patologie minori soprattutto urologiche, molto frequenti specie d’estate arrivando finanche al 35 % del totale degli accessi; percorsi “fast track dedicati” con gli ambulatori specialistici ospedalieri; l’implementazione di percorsi psicologici e sociali in casi clinici pervenuti da traumi da aggressione, che potrebbero essere studiati e resi operativi con il supporto del Municipio di riferimento; un potenziamento del raccordo informatico del Pronto Soccorso con i Centri di Assistenza Domiciliare (CAD) delle Asl e soprattutto con gli Assistenti Sociali del Municipio di riferimento per tutta una serie di pazienti in difficoltà (anziani, disabili, pazienti psichiatrici, disadattati, senza fissa dimora ecc).

Inoltre per eliminare il sovraffollamento del box chirurgico del pronto soccorso, problema gravissimo e tipico dei mesi invernali ma non solo, bisognerebbe evidenziare quali pazienti ricorrano in maniera abituale e sistematica alle cure (gratuite e garantite da art. 32 della Carta Costituzionale) del Pronto Soccorso, fenomeno dovuto al fatto che sul territorio esiste di fatto una carenza di medicina specialistica, di assistenza domiciliare e perché le famiglie di appartenenza sono spesso indigenti. Inoltre, un’altra proposta ai fini di un miglioramento funzionale del Pronto Soccorso e dell’ area Osservazione Breve Intensiva OBI ex Astanteria (che è area del PS dove si affollano spesso indegnamente ed indecorosamente barelle e letti posticci per “osservare” clinicamente anche per 24 – 48 ore i pazienti che non possono essere dimessi ed in attesa di posto letto)  è quella di fare investimenti informatici che colleghino meglio e puntualmente Asl e Distretto Sanitario di riferimento, Municipio e Servizi Sociali, Medici di Medicina Generale, Farmacie del territorio, Residenze Sanitarie Assistenziali (lungodegenze), Hospice, Associazioni e Fondazioni del Terzo Settore dedicate alla cura delle persone in difficoltà: infatti, in assenza di un pannello informatico di controllo comune ed accessibile mediante rete intranet dedicata, gli sforzi e le spese da sostenere nel settore si moltiplicano e i risultati sono spesso insufficienti.

Infine, a monte di tutto ciò ci deve essere sempre la professionalità medica, infermieristica ed amministrativa, la buona volontà e disponibilità con educazione del cittadino che si rivolge al Pronto Soccorso, l’ amore ed il rispetto del paziente e degli Operatori Sanitari che cercano di curarlo.

 

Dott. Francesco Russo

Medico Chirurgo

francesco.russo@uniroma2.it