Milano in una notte d’inverno negli anni ’80, quando la nebbia esisteva ancora ed era possibile vedere un uomo in cima ad una scala che incolla un manifesto pubblicitario. Di fronte a lui due elefanti che passeggiano (in un circo). Visioni oniriche? Forse sì, se non fossero vere. Una scena vissuta che diventa canzone. È solo uno dei tanti aneddoti che Claudio Sanfilippo può raccontare, e racconta, nel suo nuovo libro “Un armadio di canzoni”, Un viaggio di parole e musica, edito da Interlinea. “Un libro in cui si può capire cosa è la musica lieve, che prova a raccontare non la canzone, ma tutto quello che sta un attimo prima e tutto quello che sta dietro i rapporti”. Lo ha introdotto così ieri sera Alessio Lega cantastorie e scrittore, il libro di Sanfilippo, dialogando con lui negli spazi della libreria Ubik Milano Lorenteggio. Sanfilippo a Milano ci è nato, nel 1960. Ha scritto per diversi artisti, tra cui Mina, Eugenio Finardi, Cristiano De Andrè, Pierangelo Bertoli, Carlo Marrale, Donati, i tenori Salvatore Licitra e Marcelo Álvarez. Canzoni in italiano, in milanese, canzoni per bambini, adattamenti di canzoni in altre lingue, colonne sonore, jingle pubblicitari. Ha pubblicato una decina di dischi, il suo Stile libero si è aggiudicato la Targa Tenco nel 1996. La sua canzone La palla è rotonda, cantata da Mina, è stata la sigla Rai per i mondiali brasiliani del 2014. Dal 2013 al 2015, insieme a Carlo Fava e Folco Orselli, è stato artefice di Scuola Milanese – storie e canzoni tra i banchi di nebbia sul palco della Salumeria della Musica. Ha pubblicato libri di narrativa e poesia. Insegna drammaturgia musicale presso la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano. Questa, in sintesi, la sua storia, che è ricca di racconti e ricordi, di serate nei locali milanesi, di amici e di vita vissuta e raccontata nelle sue canzoni. “Un armadio di canzoni – ha detto – è un libro che ho scritto un po’ per caso. Un caro amico, Gino Cervi (non l’attore, ndr) mi chiese un giorno di scrivere un libro su come nascono le canzoni, senza parlare della forza della popolarità della canzone, ma raccontandola dal di dentro. È stata una piccola avventura durata qualche mese. Un andare per luoghi”, dice. Sanfilippo si ritiene “un cantante folk”, a suo dire “la musica popolare si scrive dalle storie che si vivono nei luoghi. Ha sempre un posto di riferimento”. E questo libro è “un piccolo atlante di un viaggio sentimentale di ciò che mi ha portato a scrivere le canzoni”. Il racconto di quell’uomo che, in una serata invernale a Milano, incolla un manifesto pubblicitario, diventa “Marietto”, una canzone che Sanfilippo scrisse all’età di 21 anni. Come nasce una canzone? In che cosa consiste l’ispirazione? “Una vaghezza totale – dice l’autore -, che raccoglie tutte le possibili suggestioni che possono arrivare, un raggio di sole, le frasi di un film che si sposano con i pensieri. Mi sento un artigiano, lavoro con il corpo, con le mani, con la chitarra, con la penna”, afferma, spiegando che con le canzoni ha un rapporto fisico. Quando canta le canzoni si vedono, si immaginano. La presentazione del libro diventa un racconto in musica, un mix ben riuscito di parole e ricordi che si alternano alle canzoni che Sanfilippo canta suonando la sua chitarra in libreria. Il libro è un viaggio “nelle canzoni che hanno generato le storie e nelle storie che hanno generato le canzoni”. Chi nasce prima? Sarà interessante scoprirlo tra le pagine del suo libro.
