Nel periodo del covid-19

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L’intero paese rischia di cadere in un nuovo lockdown, la sanità non regge più il peso di questo covid-19. Al nostro sistema sanitario, sono da sempre riconosciuti in termini di salute e sopravvivenza eccellenze come fiori all’occhiello. Oggi ci si interroga sulla sostenibilità a lungo periodo della solidità del nostro sistema sanitario che è minacciato non solo dall’invecchiamento della popolazione ma oggi anche da questo covid-19.

Analizzando i vari indicatori di rapporto da marzo ad oggi si evidenzia come la crisi che stiamo vivendo abbia messo a nudo le debolezze del nostro sistema legate alla scarsa lungimiranza delle scelte in tema di politica socio-sanitaria. Negli anni passati si è proceduto alla ricerca dell’efficienza economica intervenendo prevalentemente, in un’ottica di risparmio, trascurando gli effetti che scarsi investimenti rivolti alla salute della popolazione hanno generato indirettamente in termini di costi sociali ed economici, attraverso la qualità della vita delle persone.

Questo virus e le sue problematiche stanno incidendo molto sul nostro paese a causa da alcuni elementi fondamentali; in primo luogo il trend di invecchiamento della popolazione, che riguarda in particolare l’aumento della fascia di età compresa tra i 65 e i 74 anni che rappresentano l’11,1% della popolazione residente. In secondo luogo il peso delle malattie non trasmissibili che, come indica l’Oms, sono causa del 71% dei decessi a livello globale. In Italia nella classe di età che vede il maggior numero di decessi (gli ultra 75enni) la prima causa di morte è rappresentata dalle malattie del sistema circolatorio. Per molto tempo si è andati incontro ad un fenomeno associato alla riduzione della qualità della vita, al declino funzionale e all’aumento dell’impiego di risorse sanitarie, dove assume un ruolo centrale il medico di medicina generale, evitando la dispersione delle visite e dei controlli tra diversi specialisti, senza la possibilità di convogliare il monitoraggio in un unico centro. Un altro dato importante che si inserisce in questo quadro è il tema del regionalismo differenziato che mette a rischio l’uguaglianza dei cittadini rispetto alla salute. Questa diversità tra regioni non si è dimostrato efficace nel fronteggiare una situazione emergenziale, come quella che abbiamo vissuto.

Le regioni non hanno avuto le stesse performance e, di conseguenza i cittadini non hanno potuto avere le stesse garanzie di tutela e di cura. Il livello territoriale dell’assistenza si è rivelato in molti casi inefficace e le strategie per il monitoraggio della crisi e dei contagi molto disomogenee. Basti pensare alle differenze nella gestione dei contagiati tra la sanità delle diverse regioni italiane. Roma sta superando quota 1.000 contagiati. Numeri che portano la nostra sanità regionale a continuare a potenziare i posti letto dedicati al Covid nelle strutture ospedaliere. Nelle residenze alberghiere sono stati reperiti 1.129 posti per la quarantena dei pazienti clinicamente guariti ma ancora positivi. Sono entrate in servizio oltre ai drive-in anche le Unità speciali di continuità assistenziale regionale per le visite domiciliari ai codici verdi. Non viene risparmiata neanche la Capitale e si invita tutti ad adottare una maggiore attenzione e a rispettare le norme di sicurezza anti covid-19 in tutti i luoghi non solo quelli pubblici.