Sono Tornato (2018)

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Sono Tornato

28 aprile 2017. Il giorno in cui ricorre l’anniversario della sua morte Benito Mussolini si materializza a Roma, nel cuore del quartiere Esquilino, in Piazza Vittorio Emanuele II presso la Porta Alchemica. L’aspirante regista Andrea Canaletti, interpretato da Frank Matano, lo immortala per caso durante la realizzazione di un documentario sull’immigrazione e, considerata la sua precarietà lavorativa presso un’emittente televisiva, pensa di autoprodurre un reportage che accompagni tra la gente quello che lui ritiene essere il presunto Duce in giro per l’Italia. Il risultato? Un’ inaspettata fusione tra reportage e documentario mescolati alla commedia (anche se rimane ben lontano dalla comicità e dalla satira) e alla candid camera (le interviste sono reali) che riporterà Mussolini addirittura a partecipare e condurre un talk show.

Questo il soggetto del nuovo film di Luca Miniero scritto in collaborazione con lo sceneggiatore Nicola Guaglianone (tra gli altri suoi lavori: Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Benedetta follia di Carlo Verdone, L’ora legale, di Ficarra e Picone).

L’idea nasce da una commedia tedesca, Lui è tornato (2015) di David Wnendt, ispirato all’omonimo bestseller di Timur Vermes, in cui si narra del ritorno di Adolf Hitler. La versione tedesca, a differenza di quella italiana in cui il fuherer tedesco è sostituto dal duce Benito Mussolini, è però una commedia brillante con dei tratti di vera comicità e soprattutto incisiva nel suo scopo ultimo: smuovere le coscienze.

Nella trama del film Miniero, mostrandosi non molto originale, ha nuovamente proposto la solita dinamica narrativa già collaudata nelle sue precedenti commedie: due personaggi che intraprendono un percorso comune come il duo Bisio-Siani di Benvenuti al Sud. La solita “ricetta” è sta utilizzata dal regista anche nel riprendere e rimaneggiare storie, per il cinema, che già hanno avuto esito positivo in altri Paesi. Esattamente come con Benvenuti al Sud remake di Giù al Nord di Dany Boon del 2008.

Il film di Miniero però non riesce, nella sua funzione educativa, ad insegnarci ad evitare determinati atteggiamenti nei confronti di un personaggio che ha scritto per l’Italia una delle pagine più tristi della sua storia.

Nel finale purtroppo si ha l’idea, amara, che il duce non se ne sia mai completamente andato dalla coscienza collettiva del Paese e che il suo “insegnamento” non sia servito a migliorare la nostra società tanto da far esclamare al protagonista: “…eravate un popolo di analfabeti, dopo 80 anni torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti”.

Nel finale l’affermazione esclamata dal redivivo duce, interpretato da un ineccepibile Massimo Popolizio (unica vera ragione per vedere il film): “la provvidenza mi ha abbandonato. Governare questo Paese non è solo difficile, è inutile”.