Graniglie di marmi, paste vitree, perle colorate, conchiglie di varie specie su fondi cromatici con pigmenti a colori vivaci: il restauro della Cariatidi nella panoramica Loggia secreta a Villa Mondragone riporta alla luce decorazioni finissime e svela particolari finora nascosti. Grazie al lavoro di restauro portato avanti con fondi della Regione Lazio, torna alla luce la bellezza originale degli elementi decorativi della Sala delle Cariatidi nella più grande tra le ville tuscolane, sede di rappresentanza e centro congressi dell’università di Roma Tor Vergata. L’intervento di restauro conservativo degli “apparati pittorici, decorativi e architettonici della Sala Verde e della Sala della Cariatidi” è stato realizzato con il contributo della Regione Lazio nell’ambito del Bando per la Valorizzazione delle dimore e dei giardini storici – Legge Regionale 8/2016, e il cofinanziamento di Ateneo e di un sponsor privato: il costo dell’intervento di circa 75.000 € è stato cofinanziato da Regione Lazio per 50mila€, dall’Ateneo per € 20.000 e 5.000€ dallo sponsor privato Ville Romane Catering. I raffinati ninfei cinquecenteschi dove alloggiano le cariatidi e i tritoni in funzione di telamoni, ora restaurati, risalgono alla famiglia Altemps che realizzò di Villa Mondragone nel XVI sec, all’epoca loro residenza estiva, alloggiando in inverno nel Palazzo Altemps a Roma, nei pressi di piazza Navona. I passaggi successivi di proprietà hanno rivestito questi magnifici elementi di stucchi e ripitture posticce. Ora il lavoro certosino durato mesi ha riportato riportare alla luce elementi preziosi che abbelliscono le sculture e i decori. “La Loggia segreta, concepita nel pieno della stagione monumentale legata ad Altemps come ambiente di rappresentanza e meraviglia, racconta oggi una storia molto più complessa – spiega Marcella Pisani, docente di Archeologia classica e presidente del CCR Villa Mondragone – Nei secoli, infatti, gli spazi furono progressivamente adattati: da residenza papale a dimora principesca giunsero ad ospitare il Nobile Collegio Mondragone, istituzione dei Gesuiti per la formazione dei rampolli della nobiltà e l’alta borghesia romana creata nella villa tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, con modifiche che ne alterarono in parte l’immagine e il significato. Il restauro ha così restituito non soltanto decorazioni e colori perduti, ma anche una memoria stratificata fatta di trasformazioni, censura estetica e reinterpretazioni storiche. Una storia che oggi torna lentamente alla luce, rivelando un patrimonio che non è solo da conservare, ma anche da riscrivere”. Il progetto si è svolto secondo le indicazioni della Soprintendenza, che ha garantito il controllo scientifico delle fasi operative e la coerenza dell’intervento. Durante l’inaugurazione, sono state descritte le varie fasi del lavoro di restauro: “Completata la fase di pulitura e rimozione delle aggiunte non originali – ha spiegato la professoressa Pisani – il restauro ha affrontato anche il nodo più delicato: il trattamento delle integrazioni storiche come avambracci, mani e parti mancanti delle Cariatidi e del fondo della nicchia, in precedenza parzialmente scialbato. Un intervento che ha richiesto un confronto con la ditta Ma.co.re., impresa affidataria dei lavori e l’Ufficio tecnico di Ateneo, per individuare le soluzioni più appropriate nel rispetto della storia e della materia dell’opera”.
