Un’occasione di lettura estiva Domenica di Georges Simenon, Daniela Salomoni traduttore, edito da Adelphi. In questo romanzo, una volta di più, Simenon dimostra di saper scavare nella psiche dei suoi personaggi per mettere in scena un dramma impietoso come il sole della Provenza nel primo pomeriggio. E il lettore non potrà far altro che restare a guardare, avvinto alle pagine, fino allo spiazzante, magistrale epilogo. È una bella domenica di maggio in Costa Azzurra: l’aria è mite, l’alta stagione è alle porte, e alla Bastide, una tipica locanda a conduzione familiare ai piedi del massiccio dell’Estérel, tutti si muovono come dietro le quinte di un teatro, in attesa della consueta invasione all’ora di pranzo. Per Émile, che è arrivato dalla Vandea quando era solo un ragazzo e ha risollevato le sorti dell’attività con i suoi manicaretti sopraffini, questa domenica, iniziata come tante altre, è in realtà una giornata decisiva, destinata a chiudere una partita che va avanti ormai da anni. Non saprebbe neanche dire com’è cominciata: quando ha sposato Berthe, la figlia del vecchio titolare? Quando lei ha rifiutato di stipulare un accordo prematrimoniale, non per amore, ma per la consapevolezza di essersi comprata il marito? Quando ha cominciato a prendersi delle amanti, quasi per rivalsa contro quella moglie fredda e occhiuta che gli nega anche i piaceri più semplici e gli impedisce di vivere da uomo? O forse quando è arrivata Ada, la strana «piccola selvaggia» assunta come domestica con cui ben presto Émile ha intrecciato una relazione viscerale e ferina? Georges Simenon è stato un romanziere francese di origine belga. La sua vasta produzione, di circa 500 romanzi, occupa un posto di primo piano nella narrativa europea, oltre a ricoprire una grande importanza all’interno del genere poliziesco, grazie soprattutto al celebre personaggio del commissario Maigret. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie – riporta Feltrinelli. Secondo l’Index Translationum, un database curato dall’Unesco, Georges Simenon è il quindicesimo autore più tradotto di sempre. Fin da ragazzo è stato un grande lettore, in particolare di Dumas, Dickens, Balzac, Stendhal, Conrad, Stevenson e dei classici. Nel 1919 entra come cronista alla «Gazette de Liège», dove rimane per oltre tre anni, firmando con lo pseudonimo di Georges Sim. Contemporaneamente collabora con altre riviste. Il suo primo romanzo lo pubblica all’età di diciotto anni. Dopo la morte del padre, nel 1922, si trasferisce a Parigi dove inizia a scrivere utilizzando vari pseudonimi. Nel 1923 collabora con una serie di riviste, pubblica racconti settimanali. Il tutto dà vita ad una notevole produzione, in tre anni scrive oltre 750 racconti. Intraprende poi la strada del romanzo popolare e tra il 1925 e il 1930 pubblica oltre 170 romanzi sotto vari pseudonimi e con vari editori, sono i suoi anni di apprendistato. Nel 1929, in una serie di novelle scritte per la rivista «Détective», appare per la prima volta il personaggio del Commissario Maigret. Successivamente si avvicina al mondo del cinema: Jean Renoir e Jean Tarride producono i primi due film tratti da sue opere. Per tutti gli anni ’30, con la prima moglie Régine Renchon, intraprende lunghi viaggi. Nel 1940 si trasferisce a Fontenay-le-Comte in Vandea, durante la guerra si occupa dell’assistenza dei rifugiati belgi e intrattiene una lunga corrispondenza con André Gide. A causa di un’errata diagnosi medica, Simenon si convince di essere gravemente malato e scrive, come testamento, le sue memorie, dedicate al figlio Marc e raccolte nel romanzo autobiografico Pedigree. Accuse di collaborazionismo, rivelatesi infondate, lo inducono a trasferirsi negli Stati Uniti, dove conosce Denyse Ouimet che diventerà la sua seconda moglie e da cui avrà tre figli. Torna in Europa negli anni Cinquanta. Nel 1960 presiede la giuria della tredicesima edizione del festival di Cannes: viene assegnata la Palma d’oro a La dolce vita di Federico Fellini con cui intratterrà una lunga amicizia. Nel 1972 lo scrittore annuncia che non avrebbe mai più scritto, inizia infatti l’epoca dei dettati, registrando su nastri magnetici. Una promessa che rompe a seguito di un fatto drammatico che colpisce la sua famiglia, nel 1978 la figlia Marie-Jo muore suicida e nel 1980 Simenon scrive il romanzo autobiografico Memorie intime, dedicato alla figlia. Simenon muore a Losanna nel 1989.
