Una grande mostra a Roma offre ora l’occasione di rivivere il momento in cui storia, documento e leggenda si uniscono: l’epoca in cui la Capitale d’Italia divenne la Capitale della moda e centro di riferimento per il cinema, la televisione e il gusto. È il racconto di come si è affermato in tutto il mondo un marchio originale che, da allora, porta il nome di “Made in Italy”. Ospitata ai Musei Capitolini, Centrale Montemartini fino al 15 novembre 2026, la mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo. L’iniziativa, organizzata da Archivio Luce Cinecittà con il Ministero della Cultura, e curata da Fabiana Giacomotti, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali: Zètema Progetto Cultura. La mostra rappresenta il “secondo capitolo” dell’esposizione Moda in Luce 1925–1955. Alle origini del Made in Italy, ospitata presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. La mostra romana, interamente nuova per opere, allestimento e temi, prosegue il racconto di un mito, nel passaggio alla sua consacrazione ed esplosione. All’inizio degli anni Cinquanta l’Italia sta cambiando alla velocità della luce e sta entrando nel boom e nella modernità. Corre su nuove infrastrutture, autostrade, mezzi. Su professioni nuove, e nuovi abiti sociali. Due campi in particolare segnano visibilmente questo sisma storico: la moda e il cinema. Roma ne è il grande contenitore e contenuto. A Roma si trova Cinecittà, la città del cinema che, dopo la rivoluzione del Neorealismo italiano, si sta trasformando nella “Hollywood sul Tevere”: la città dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano. Il risultato è prorompente: quella italiana diventerà la cinematografia con il maggior numero di premi Oscar vinti, dopo gli Stati Uniti. Nella moda avviene qualcosa di analogo. Un mondo di sartorie, di piccole botteghe, di atelier, che ha studiato alla scuola di Parigi e sui tavoli di ricamo e libri d’arte italiana, si trova proiettato sulla vetta di passerelle, riviste e clienti del mondo, in America, Europa, Russia, Giappone. L’haute couture dagli anni Cinquanta, e fino a noi, deve conoscere tra le sue lingue quella del Made in Italy. Da Roma, l’Italia dimostra che a Cinecittà si possono fare film come in America e che l’haute couture può sfilare per via Veneto. È un viaggio lungo, che l’esposizione alla Centrale Montemartini mostra al vivo. Protagonista di Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale è il patrimonio di memoria, fotografie, filmati dell’Archivio storico Luce. Il percorso espositivo immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali, e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari. Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano, Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi, che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume. Organizzato nello stile e nei colori come un’elegante sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta, il progetto dell’architetto Dario Dalla Lana si conclude in una sala-biblioteca che presenta una selezione di preziosi campionari tessili di proprietà degli archivi di Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, oltre a volumi e riviste rare, di proprietà della curatrice, studiosa del costume e dell’editoria di moda dai suoi albori. Impreziosiscono il percorso inviti, memorabilia e un album amicorum, appartenuto ad Angelo Litrico, che include disegni e dediche dei più importanti sarti e artisti dell’epoca, da Emilio Pucci a Valentino e Novella Parigini.
