La rappresentazione del “mosaico di sentimenti vissuti dopo una perdita”. Questo è Requiem(s) che, dal 10 all’11 luglio, Angelin Preljocaj porta in scena, nello scenario del Teatro romano di Ostia. Una riflessione sulla memoria, la perdita e il rapporto profondo tra vita e morte. Creazione 2024 per 19 ballerini, coreografia Angelin Preljocaj, musica G. Ligeti, W. A. Mozart, System of a Down, J-S. Bach, H. Guonadottir, Chants médiévaux (anonymes), O. Messiaen, G. F Haas, J. Jóhannsson, 79D. Gli interpreti sono: Angie Armand, Teresa Abreu, Lucile Boulay, Liam Bourbon Simeonov, Elliot Bussinet, Araceli Caro Regalon, Leonardo Cremaschi, Mirea Delogu, Lucia Deville, Chloé Fagot, Mar Gomez Ballester, Lucas Hessel, Erwan Jean-Pouvreau, Arturo Lamolda, Ygraine Miller-Zahnke, Ayla Pidoux, Max Pelillo, Owen Steutelings, Micol Taiana. Come racconta Preljocaj: “Ho perso mio padre, mia madre e alcuni amici molto cari nel 2023. Questo ha fatto emergere in me un desiderio antico e profondo di coreografare i sentimenti legati alla perdita di una persona amata. In The Elementary Forms of Religious Life, il sociologo Émile Durkheim mostra come le civiltà si formino attraverso rituali di memoria. Il requiem appartiene a questa filiazione e a questa strutturazione della nostra società, della nostra comunità. Voglio esplorare tutte le emozioni che ci attraversano quando siamo in lutto – spiega Preljocaj -. Non si tratta solo di tristezza o devastazione. C’è anche la memoria, la traccia della persona amata che continua a vivere dentro di noi. Quando partecipiamo a un funerale, ricordiamo, condividiamo pensieri, e a volte persino ridiamo. Dalla ferita, che non si rimarginerà mai, può nascere una sorta di gioia: la gioia di ravvivare il ricordo della persona che abbiamo perso. La morte può così offrire anche sollievo e ulteriore profondità alla vita. Vorrei provare a trasmettere il sentimento che la vita sia un miracolo. In un certo senso, una celebrazione della vita”. Preljocaj prosegue, aggiungendo ulteriori dettagli che aiutano a comprendere la genesi: “Mi sono ispirato a Roland Barthes e il suo Mourning Diary, Gilles Deleuze e il suo Abécédaire, in particolare sul tema della vergogna di essere uomo vissuta da Primo Levi al ritorno dai campi. Ma anche la gioia di Nietzsche, che lui definisce tragica, quella del pastore Louis Pernot o del filosofo Clément Rosset, per i quali la gioia è una forza maggiore, capace di contenere sia gli aspetti negativi dell’esistenza sia il loro antidoto. Tutte queste fonti di ispirazione mi hanno fatto riflettere, emozionare, e saranno presenti in scena in modo diffuso. Queste riflessioni nutrono il mio lavoro e danno vita a una scrittura coreografica specifica. Per me la creazione non consiste nell’applicare un piano prestabilito, ma nel confrontarsi con la materia, in dialogo con i danzatori, per trovare percorsi inattesi. Come parlare questa lingua senza parole del lutto e rendere visibili sentimenti così complessi? La scrittura coreografica è un linguaggio universale che esprime ciò che le parole non riescono a dire. Non volevo coreografare il requiem di Mozart, Fauré o Ligeti, ma proporre una trama musicale eterogenea, arricchita anche da creazioni sonore. Si tratta piuttosto di requiem(s) coreografici, una processione di corpi che cerca di mettere in prospettiva il mosaico di sentimenti vissuti dopo una perdita”. Produzione Ballet Preljocaj, coproduzione La Villette – Paris, Chaillot – Théâtre National de la Danse, Festival Montpellier Danse 2024, Grand Théâtre de Provence, Vichy Culture-Opéra de Vichy.
Foto: © Yang Wang/ Didier Philispart, Angelin Preljocaj © Julien Bengel Éric Soyer © Jean-Claude Carbonne Nicolas Clauss / Eleonora Peronetti © DR
