Inaugurato l’accesso lungo via di San Filippo Martire a Villa Ada, il grande polmone verde del Municipio II. Da oggi i romani e le romane, potranno usufruire di un nuovo cancello di ingresso al parco. “Con l’apertura del nuovo accesso diamo una risposta concreta a tutti i cittadini, i comitati, le associazioni che per anni hanno chiesto di poter accedere al parco da questo quadrante. Per anni, da questo lato di Villa Ada, si accedeva al parco infilandosi all’interno della cosiddetta Breccia di Villa Ada, che immetteva nella boscaglia verso il Roccolo. I nostri parchi e i nostri cittadini meritino di più e quindi non abbiamo avuto dubbi nell’avviare gli interventi di apertura di questo accesso, confrontandoci con i comitati e dialogando con le soprintendenze e con il Municipio II”: così Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, ambiente e ciclo dei rifiuti, in occasione dell’inaugurazione insieme alla Presidente del Municipio, Francesca del Bello. Il nuovo ingresso, realizzato dal Dipartimento Tutela Ambientale, consente sia il passaggio usuale di pedoni sia il passaggio dei mezzi di servizio. Questa soluzione permette di manutenere e curare il patrimonio della villa più agevolmente, con la garanzia anche di una maggiore sicurezza per l’accesso ai mezzi di soccorso. Il cancello verrà aperto e chiuso, come prevede la normativa vigente, da Risorse per Roma, e sarà quindi un accesso sicuro fino al tramonto. Percorrendo il nuovo accesso sarà possibile camminare lungo i percorsi all’interno della villa, in prossimità del cancello, che sono stati recuperati grazie a fondi PNRR, così come è stata effettuata una riqualificazione vegetazionale. “L’intervento si inserisce nel piano di valorizzazione del patrimonio vegetazionale e culturale di Villa Ada. Sono recentemente partiti i lavori per la riqualificazione delle ex scuderie reali, che ospiteranno spazi dedicati allo studio, al lavoro e al tempo libero. Contestualmente proseguono gli interventi sul patrimonio vegetazionale, con la messa a dimora di nuovi alberi di specie autoctone per favorire la biodiversità e per rendere più resistenti i boschi agli attacchi dei parassiti”, conclude Alfonsi.
