Il ritorno di Miranda Priestly sul grande schermo non è stato solo il debutto di un sequel attesissimo, ma un vero e proprio terremoto culturale che ha travolto le sale cinematografiche di tutto il mondo. A pochi giorni dall’uscita, l’atmosfera che si respira è quella dei grandi eventi: le file ai botteghini sono chilometriche e il dibattito sui social è acceso, segno che il tocco della “regina delle nevi” è più affilato che mai. Questa volta però non siamo più nel 2006; il panorama è drasticamente mutato e il film di David Frankel immerge lo spettatore in una New York frenetica dove il profumo della carta stampata sta lasciando il posto al freddo bagliore dei pixel. Al centro della vicenda troviamo una Miranda Priestly che, nonostante il prestigio leggendario di Runway, si trova a dover combattere per la sopravvivenza del suo impero contro un’editoria tradizionale ormai agonizzante. La svolta narrativa che sta lasciando il pubblico senza fiato è il ritorno di Emily Charlton: non più l’assistente bistrattata e perennemente a dieta, ma una donna di potere, cinica e sofisticata, che guida un colosso del lusso capace di decidere le sorti della rivista attraverso il controllo dei budget pubblicitari. Questo capovolgimento dei ruoli crea una tensione elettrizzante che domina l’intera pellicola, specialmente quando entra in scena Andy Sachs. La Andy che ritroviamo non è più la ragazza spaesata con i maglioni di ceruleo scadente, ma una professionista affermata che rientra nel turbine di Miranda con una consapevolezza nuova, diventando l’ago della bilancia in un duello tra titani che mette a nudo le ipocrisie del sistema moda contemporaneo. La presenza di Stanley Tucci, ancora una volta magistrale nel ruolo di Nigel, offre quel mix di calore e sarcasmo che funge da bussola morale, mentre la novità rappresentata da Kenneth Branagh, nei panni dell’ultimo marito di Miranda, regala sfumature umane e private finora mai esplorate nel personaggio della Streep. Ad accompagnare visivamente questo scontro di ego ci sono i costumi, che superano ogni aspettativa diventando essi stessi protagonisti della narrazione, elevando ogni scena a una sfilata d’alta moda che giustifica pienamente la definizione di fenomeno di costume attribuita alla pellicola. Il ritmo serrato del montaggio è scandito dalle note potenti di “Runway”, il brano inedito che Lady Gaga ha cucito addosso al film, trasformando ogni sequenza in un videoclip di lusso. L’impatto del film è tale che ha già generato iniziative commerciali senza precedenti: mentre gli spettatori delle sale UCI Cinemas si contendono le tote bag esclusive e i segnalibri da collezione dedicati alle tre protagoniste, nel cuore di Milano la Rinascente è stata trasformata in un tempio dedicato alla pellicola, con vetrine che richiamano le scene più iconiche e installazioni che celebrano il potere e l’eleganza. È un’opera che non si limita a raccontare una storia, ma fotografa un momento storico preciso, dimostrando che, nonostante i tempi cambino e le tecnologie avanzino, il carisma e l’ambizione non passano mai di moda.
