Un’idea di lettura per chi non lo conoscesse già o per chi volesse rileggerlo, è Le libere donne di Magliano, di Mario Tobino. Il romanzo è stato edito per la prima volta nel 1953, ma l’opera a distanza di decenni, continua a parlare con forza al presente, tanto che di recente ne è stata tratta una fiction televisiva Rai, Le libere donne, segno della sua attualità e della potenza del suo racconto. Il romanzo porta il lettore sul colle di Santa Maria delle Grazie, vicino a Lucca, dove sorge il manicomio di Magliano. «Venire da Magliano» per la gente del luogo significa portare il segno della pazzia, di una vita attraversata dal vento sublime e dannato della sofferenza mentale. In un reparto psichiatrico femminile, negli anni precedenti l’età degli psicofarmaci e prima della contestata riforma Basaglia, un medico vive con le «libere donne di Magliano», donne aggressive, tristi, erotiche, disperate, orrende, miti, malate o semplicemente fuggite dal mondo. Capolavoro di Mario Tobino, Le libere donne di Magliano è «il libro sulla sua vita» oltre che il poema della profondissima e unica atmosfera che pervade le stanze della follia: perché «il manicomio è pieno di fiori, ma non si riesce a vederli». E perché «anche i matti sono creature degne d’amore», come lo stesso autore volle scrivere sulla fascetta della prima edizione del romanzo (Vallecchi 1953). Tobino è stato uno scrittore, un poeta e uno psichiatra italiano. In quanto medico è stato direttore dell’ospedale psichiatrico di Lucca. Ha esordito in letteratura nel 1934 con i versi di Poesie per poi dedicarsi alla narrativa dal 1942 con il romanzo Il figlio del farmacista e i racconti di La gelosia del marinaio. Dopo la sua esperienza in Libia, a seguito della Seconda Guerra Mondiale, trae ispirazione per due romanzi: Il deserto della Libia e Il perduto amore. Da Il deserto della Libia nascono due differenti adattamenti cinematografici: Scemo di guerra di Dino Risi e il più recente Le rose del deserto di Mario Monicelli. Tobino è stato attivo anche sul piano della resistenza contro il nazifascismo. Nel 1962 vince il premio Strega con Il clandestino e nel 1972 il Campiello con i racconti di Per le antiche scale. Pubblica il suo ultimo romanzo Il manicomio di Pechino nel 1990. Il volume Le libere donne di Magliano è arricchito di due inserti iconografici che mostrano com’era e com’è oggi l’Ospedale Psichiatrico, nel quale lo scrittore psichiatra abitò dal 1943 al 1990 e in cui operò come responsabile del settore femminile fino al 1980.
