Sarà al Teatro Argentina fino al 3 maggio lo spettacolo “Le false confidenze” di Pierre de Marivaux, traduzione e regia Arturo Cirillo. Sul palco ci sono Elena Sofia Ricci (Araminte), Giacomo Vigentini (Dorante), Rosario Giglio (Signore Remy), Orietta Notari (Signora Argante), Francesco Petruzzelli (Arlecchino), Arturo Cirillo (Dubois), Giulia Trippetta (Marton), Giacinto Palmarini (Conte). In un affascinante gioco tra testa e cuore, sul confine tra verità e finzione, Arturo Cirillo debutta in prima nazionale con “Le false confidenze” di Pierre de Marivaux, una visione contemporanea di un capolavoro del Settecento francese, rivelando Marivaux come un acuto osservatore delle metamorfosi dell’animo umano. “Le false confidenze – spiega nelle note di regia Artuto Cirillo – è un testo che rasenta la perfezione, a volte capita che nella drammaturgia di un autore ci sia un’opera che abbia un raro e felice equilibrio. Un testo in cui tutti i personaggi hanno una loro identità e importanza, in cui il tema, oltre la trama, è particolarmente messo a fuoco ed esposto con grande coerenza, con la lucidità con cui si dimostra un teorema. Con Molière ho avuto questa impressione lavorando su La scuola delle mogli, con Marivaux con Le false confidenze – spiega il regista -. Molière è grottesco e viscerale, e sottende spesso un discorso su la malattia, Marivaux è invece abitato da sentimenti molto interiorizzati, che coinvolgono il cuore quanto la testa. Le false confidenze (dove già il titolo è un ossimoro) è un modernissimo trattato psicoanalitico sul tema dell’innamoramento, in cui non vi è malattia né esasperazione, ma un gioco sottile e ambiguo tra il falso (le confidenze) e il vero (il cuore), in cui può accadere d’incominciare ad innamorarsi senza accorgersene”. Come racconta Cirillo i personaggi “sono legati tra loro da legami piuttosto ambigui, e la consegna di un ritratto è forse il vero snodo della vicenda. Che cos’è un ritratto? Non è la persona in sé ma la sua rappresentazione, lo sguardo del pittore sul modello, una creazione che aspira ad essere verosimile pur essendo inesorabilmente falsa. Siamo più sinceri quando sappiamo di stare mentendo, o quando invece non vogliamo, o non riusciamo, a riconoscere la verità dentro di noi? Questo sembra chiederci Marivaux, usando i mezzi del teatro. Un giovane inganna una vedova, per avere il suo cuore e le sue ricchezze, ma in fondo ne è sinceramente innamorato. Un servo mette su un tranello mosso dal gusto un po’ sadico di far crollare una austera e molto razionale signora, montando un confronto amoroso del quale vorrebbe in fondo essere uno dei protagonisti e non solo il burattinaio. Poi vi è una signora in vedovanza che non vuole riconoscere quanto ancora la vita ha da offrirle, e quanto dovrà compromettersi sotto l’influsso dell’amore. Ma tutti i personaggi di questa meravigliosa, e davvero contemporanea commedia, si muovono tra il loro sé e la propria rappresentazione: come in un ritratto, per l’appunto”, conclude Cirillo. Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Marche Teatro, Teatro Stabile di Catania.
Foto di Manuela Giusto
