“Come un miraggio” di Banana Yoshimoto, Giorgio Amitrano traduttore, edito da Feltrinelli, è uscito subito dopo il successo mondiale di Kitchen ed è pubblicato oggi per la prima volta in Italia. Riprende la tradizione degli shōjo manga, i fumetti per ragazze con cui Banana Yoshimoto è cresciuta e che per primi hanno ispirato la sua scrittura. Storie dove amore e dolore convivono e in cui a emergere nitido è, nelle parole dell’autrice, “lo scintillio dell’essere giovani e l’inquietudine di una età in cui non si sa niente di ciò che porterà il domani”. Toriumi Ningyo ha il nome di un uccello marino, vive sola con la madre e ha un padre che aleggia su di lei come un temporale. Quando incontra il giovane Arashi, un innamoramento fragile, il primo, prende forma. Solo curare la madre le farà capire che a volte l’amore è come il mare, limpido e terribile, e che crescere significa accettarne la profondità. Nel secondo breve romanzo che compone il libro, Santuario, a incontrarsi di notte su una spiaggia sono altre due vite ferite: quella di Tomoaki, segnato da un lutto che non riesce a superare, e quella di Kaoru, che ha perso tutto ciò che amava. Il loro legame diventerà insieme conforto e rivelazione – la possibilità, fragile, ma reale, che la tenerezza salvi. Banana Yoshimoto è un’autrice giapponese. Suo padre Ryumey Yoshimoto è un celebre poeta scrittore e critico di formazione marxista, autore, tra l’altro, di un saggio sulla figlia. Scrive sin da piccola e nei primi anni delle elementari è decisa a diventare scrittrice. In alcune interviste ha dichiarato che a spingerla in questa direzione potrebbe essere stato, più che l’esempio del padre, quello della sorella Sawako, di sette anni più grande, che eccelleva nel disegno. Sarebbe stata la sua creatività a stimolarla a cercare una propria strada. Negli anni dell’infanzia legge molti manga. A dieci anni scopre Òshima Yumiko, famosa disegnatrice di manga, autrice fra l’altro di Shi-chigatsu nanoka ni (Accadde il 7 luglio), dove compare un personaggio di padre che assume sembianze femminili, secondo alcuni ispiratore del personaggio di Eriko (Kitchen). La sua formazione giovanile è molto ricca, a tredici anni scopre Dario Argento con Suspiria, che la sconvolge e inizia ad appassionarsi ai film del terrore, a sedici legge Kawabata e Dazai. Nel 1984 si iscrive all’università, la Nihon Daigaku, alla Facoltà di studi umanistici, corso di laurea in Letteratura. Si laurea nel 1987 e la sua tesi è il racconto Moon-light Shadow. Lavorando part-time in un campo da golf e come cameriera in un locale di Asakusa, scrive Kitchen, con il quale riceve il premio Kaien per scrittori esordienti. Per la prima volta usa lo pseudonimo “Banana”, la scelta è dovuta al fatto che ama particolarmente i fiori della pianta di banano. Kitchen diviene un best seller, vendendo oltre un milione di copie. È l’inizio della sua carriera e del cosiddetto “Banana gensho” (“Fenomeno Banana”). Nel 1989 il regista Morita Yoshimitsu realizza la versione cinematografica di Kitchen. Seguirà, qualche anno più tardi, una nuova versione diretta da Ho Yim (Hong Kong, 1997). Nel 1990 esce anche il film Tsugumi, tratto dal romanzo omonimo e diretto da Ichikawa Jun. Nel 1991 Kitchen, pubblicato in Italia da Feltrinelli, è il suo primo libro a essere tradotto in una lingua straniera. Dopo il successo italiano, viene acquistato e tradotto in oltre venti Paesi. L’anno seguente Banana viene a Milano per presentare N.P. È l’inizio del suo rapporto di amicizia con l’Italia. Nel 1999 comincia ad apparire a puntate su «Mari Kureru» (edizione giapponese di «Marie Claire») la sua corrispondenza via e-mail con Nara Yoshitomo. Fra il 2000 e il 2001 Banana pubblica un’edizione in quattro volumi delle sue opere, scelte della stessa autrice e illustrate da Hara Masumi. Nel 2002 esce in Giappone Itarian Banana, scritto in collaborazione da Banana e Alessandro G. Gerevini (NHK shuppan, Tòkyo). Numerosi i premi ricevuti così come le sue pubblicazioni.
Fonte immagine: Feltrinelli Editore
