Quindicesima edizione per A Qualcuno Piace Classico. La rassegna cinematografica, a cura di Palazzo Esposizioni Roma e La Farfalla sul Mirino, sarà in programma fino al 26 maggio 2026. È promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, in collaborazione con: SNCCI – Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – Gruppo Regione Lazio. Si conferma uno degli appuntamenti più amati non solo dagli appassionati, ma anche da chi semplicemente vuole entrare in contatto con un cinema e un mondo che non esistono più. Nel programma di quest’anno spicca il ruolo speciale assegnato al noir, a partire dai titoli di apertura e chiusura: Femmina folle di John Stahl, primo film del genere a essere girato in Technicolor, e Strade violente di Mann, uno degli autori che più ha lavorato a una ridefinizione moderna del noir. E se “noir” è un termine che viene dalla Francia, non poteva mancare un omaggio al cinema d’oltralpe con uno Chabrol degli anni ‘80, Volto segreto, piccola rarità riproposta in pellicola 35mm. Per alcune atmosfere e per il senso profondo di fatalismo, anche un film come Fuggiasco di Carol Reed può rientrare agevolmente nel noir, malgrado in questo caso declinato attraverso il tema politico della questione nordirlandese, lo stesso potrebbe dirsi con La caccia, di Arthur Penn. La politica lambisce anche il mondo totalitario immaginato ne La fuga di Logan e naturalmente Acque del Sud di Hawks, girato durante la Seconda Guerra Mondiale, anche se a rubare la scena sia la coppia Bogart e Bacall: insieme per la prima volta sullo schermo. Come ogni anno una serata sarà dedicata al cinema muto accompagnato dal vivo con L’angelo del focolare di Dreyer, titolo meno conosciuto e da riscoprire del maestro danese, che in anticipo sui tempi riflette sul patriarcato e sulle dinamiche di coppia. Un’altra figura maschile prevaricatrice è poi quella del protagonista di Él, titolo celeberrimo di Luis Buñuel, che firma uno dei suoi film più riusciti e corrosivi del periodo messicano. Sarà Man Ray al centro del programma consueto sul cinema delle avanguardie: nel cinquantenario della morte, un omaggio necessario a uno dei più influenti artisti del Novecento, il primo tra l’altro a dimostrare che si può fare un film anche senza cinepresa.
