La recensione – “Romanzo senza umani” di Paolo Di Paolo

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di Luisa Di Maso

Instagram @luisa.di.maso

La memoria, per chi sa figurarla, è un contenitore di circostanze vissute che ci fanno riappropriare, a volte per un gioco associativo, di un volto, di un luogo, di un episodio. La memoria difficilmente è condivisa, c’è chi custodisce un passato di cui si pregia mentre altri, quello stesso passato, lo negano o lo sminuiscono. “Siamo tutti congelati fra versioni sconnesse del passato”. I ricordi, edulcorati talvolta per necessità, battono in testa: difficile smontare l’ostinazione di chi quella versione la trattiene pur nell’inganno della faziosità. Arriva poi la nostalgia che scava un solco nel passato a rinvenire la felicità vissuta e la solitudine, spesso occultata dagli impegni lavorativi, in tempi di bilanci come solo la mezza età sa offrire.

“Ecco il segno: ricordiamo le stesse cose ma in modo diverso. Nella vita privata, quella che sul piano pubblico chiamiamo memoria condivisa è una truffa con concorso di colpe, ovvero di mutue e pacifiche bugie.”

In “Romanzo senza umani” Mauro Barbi, storico di professione, si chiede che fine abbiano fatto le persone che hanno avuto un posto di rilievo nel suo passato personale e con le quali non ha più rapporti. La sua ex Anna, Fiore l’amico fidato, Cardolini il vecchio professore d’università tra gli altri. Barbi si reca sul lago di Costanza, ghiacciato interamente quattro secoli prima, oggetto dei suoi studi decennali, e da lì prova a riprendere i rapporti interrotti rispondendo a delle email lasciate senza risposta per quindici anni oppure messaggiando con i diretti interessati.

“Forse dovrei sentire qualcuno, mettermi a telefonare come un pazzo. Scusa, come va, grazie, volevo solo sentirti, com’è che ci siamo persi? È arrivato il momento di ricostruire le ragioni di un esodo – lo spopolamento del paesaggio della mia esistenza: devo essermi distratto, è passato il tempo, mi sono guardato intorno e un mucchio di gente non c’era più. Ancora in vita, per carità, ma non più nella mia.”

Quello che gli preme è creare con le persone amate e amiche, che non frequenta più, una memoria condivisa, idea che gli balena in testa da quando lo martella la domanda: cosa ricordano di me gli altri?

“Mi scuote, di nuovo in viaggio, la lettura non richiesta di un messaggio: annunciato in tedesco dallo spirito vocale della Golf 8 viene poi scandito in un italiano ruvido e catatonico. – Avevi deciso che ti stavo sulle scatole. (…) La pretesa di sindacare congruenza e oggettività della memoria altrui è di sicuro fastidiosa, se non ridicola. Altrettanto fastidiosa è però la sensazione che gli altri non si limitino a fraintenderci: ci ricordano male! Trattengono dettagli del nostro rapporto con loro che non possiamo controllare, si portano appresso -nel mondo- un’immagine imprecisa parziale e tendenziosa di noi. Potevamo fare di meglio? Lasciare un’impressione diversa, migliore? Può darsi. E tuttavia, il punto, in molti casi, è sapere quale abbiamo lasciato: essere al corrente della versione dei fatti nostri che viene custodita, propagata, contrabbandata da terzi; e metterci nelle condizioni di emendarla, di correggerla.”

“Romanzo senza umani” a dispetto del titolo, pullula di vita vera, di sentimenti recuperati esposti al giudizio altrui senza il timore che possano essere derisi, fraintesi, svalutati. La narrazione quasi distopica a inizio libro cede il passo al realismo di certe situazioni appartenenti al presente ma anche ai ricordi del protagonista. La prosa avvolgente, colta, elegante, si alterna a dialoghi talvolta comici. Dolcissimo e toccante il finale che non ti aspetti. Il libro è meraviglioso; una scrittura potente ed evocativa quella di Paolo di Paolo che mai delude.

Romanzo senza umani

Paolo Di Paolo

Feltrinelli