Ma l’Italia, vuole essere una repubblica? A proposito di 2 Giugno e dintorni…

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Aldo Moro ricevuto da Richard Nixon alla Casa Bianca.

La rivista di geopolitica Limes sul numero di Aprile del corrente anno ha pubblicato un articolo-confessione di un non meglio specificato “ufficiale a riposo” americano, in pratica una spia del servizio segreto militare statunitense ora in pensione, che in passato fu operativo per molto tempo nel nostro Paese. Di codesto signore, a cui la rivista Limes concede ampio fiato (anzi, pare che glielo avrebbe proprio chiesto), che si firma “Americanus” e scrive “in camera confessionis”, emerge il piglio arrogante e sfacciatamente razzista di chi è consapevole di rappresentare gli interessi dell’Impero in una specie di colonia ingrata e smemorata, in questo caso l’Italia.
E nei panni dell’agente imperiale sente di dover redarguire questi ingrati italiani, colonizzati e salvati dalla miseria e dalla distruzione in cui il delirio mussoliniano li aveva gettati, ma ormai dimenticati. Significativo è il titolo del suo articolo-confessione: “Cari italiani, di voi non ci fidiamo”, perché, dice: “Siete un popolo di individualisti, pronti a cambiare casacca alla prima occasione. Ve lo ricorda chi ha perso il nonno sul fronte di Cassino per liberarvi…”, e vabbé. Del nonno di origine germanica che fu soldato del contingente statunitense sbarcato in Sicilia nell’estate del 1943, conserva una lettera scritta a suo padre da Palermo, in cui scriveva che non avrebbe immaginato mai di poter vedere un giorno come vide: “..un paese invaso…abbracciare con tanta passione chi entrava armato a casa sua. Un popolo che soffre la miseria più nera, con soldati vestiti di stracci e armati di fucili da museo, ci ha accolto come fossimo i salvatori…”.
Non così certamente, rincarava il nonno, sarebbe stato nel Paese dei loro avi, la Germania. Paese che l’amato nonno non avrebbe visto, dal momento che sarebbe morto sotto “Fuoco amico” alle pendici del Monte Cassino. Ma il nostro spione avrebbe chiesto ai commilitoni del nonno, quelli della 3° divisione di fanteria della Settima Armata dell’esercito degli Stati Uniti come andò la loro campagna di Germania. E costoro gli avrebbero confermato la convinzione del nonno su quanta e quale diversità di“accoglienza”pur stremati dalla tremenda guerra, i germanici riservarono alle truppe americane che cinsero d’assedio Norimberga. E come solo dopo cinque tremendi giorni di aspri combattimenti corpo a corpo costoro riuscirono a piegarne la fiera resistenza… E vabbé, non sapeva dunque lo spione che l’Italia è da tempi immemorabili ANCHE il Paese del“Francia o Spagna, basta che se magna”?
Ma cosa vuole oggi l’America dall’Italia chiede Limes a costui? “Nulla che già non abbiamo…Ma gli italiani… sanno che casa loro gliela abbiamo riconsegnata noi? E che se non ce l’avessimo fatta sarebbero governati dai nipoti del mio prozio, impenitente cofondatore del partito nazionalsocialista in Baviera, che chissà quante volte avrà diviso il tavolo in birreria con Adolf Hitler? Non lo so. Sono però sicuro che gli avrebbero consegnato le chiavi dell’appartamento con meno entusiasmo ma con lo stesso servilismo”. Dunque, italiani, voi potete pure continuare a trastullarvi tranquillamente con le vostre favolette sulla Resistenza e i resistenti, favolette che tirate fuori ogni anno tra il 25 Aprile e il 2 Giugno festa della vostra repubblichetta … sappiate però che le cose non stanno affatto così.
E quindi, insomma, cosa vogliono oggi gli USA dall’Italia?? “…Vogliamo quel che abbiamo. Che cosa abbiamo? Il controllo militare e di intelligence del territorio, in forma pressocché totale. E quel grado, non eccessivo [bontà loro!] di influenza sul potere politico…soprattutto sui poteri informali ma fondamentali che gestiscono di fatto il paese. Quello che voi italiani ci avete consegnato nel 1945…e che non potremmo, nemmeno volendolo, restituirvi. Se non perdendo la terza guerra mondiale…”.
Questa specie di articolo-confessione prosegue stigmatizzando i “tentativi” italiani di aprire nuovi fronti diplomatico- commerciali con i grandi nemici degli Stati Uniti, Russia e Cina: “…Ma come vi può essere saltato in mente di offrire ai cinesi il porto di Trieste? Chiedo scusa, ma avete dimenticato che quello scalo di Vienna su cui i rossi di Tito stavano per mettere le mani ve lo abbiamo restituito noi, nel 1954?”.
Il nostro eroe si sofferma poi sulla Russia:“Nel corso della storia l’Italia ha conservato relazioni fin troppo amichevoli con Mosca, ma un ulteriore sviluppo negativo si è avuto di recente”. Costui evidentemente è a corto delle più elementari nozioni di Geografia, ammesso che abbia visto mai un mappamondo, una rappresentazione geografica dell’Eurasia in cui pure “i cecati” direbbero a Napoli, vedono l’Italia assai più vicina alla Russia che agli Stati Uniti. Pertanto storicamente ci sono stati sempre contatti e scambi tra i due Paesi, non solo di ordine commerciale ma anche culturale, religioso…
Ma per lo 007 cow boy questa “vicinanza” sembra essere sinonimo di pazzia: “Nel 2020, durante la prima ondata dell’epidemia, abbiamo seguito con notevole emozione l’approdo a Pratica di Mare di centinaia di militari russi. Sotto i nostro occhi il Belpaese accoglieva una potenza che combattiamo da decenni…” Pare quasi di vederli i padrini-padroni della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato e della CIA, frementi e stupefatti di indignazione a tanto osare degli italiani-popolo-di-ingrati mentre“…Le immagini dei soldati del Cremlino che attraversano la Penisola…per offrire il loro presunto aiuto alla popolazione assalita dal virus mi ha confermato quanto labile sia la condizione dell’Italia…abbiamo imparato da tempo quanto sia rischioso fidarci di voi…sempre disposti a cambiare casacca, anche in modo repentino…Troppo mutevole è la vostra natura. Siete eccezionali individualisti capaci di…smentire ogni definizione…offrirvi al miglior offerente senza contemplare le inevitabili conseguenze geopolitiche… Realtà che ci impone di restare vigili…” eh già, ormai sappiamo bene per quanto ancora poco, cosa abbia significato questa loro “vigilanza” sull’Italia, dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi. Sappiamo come la mano sinistra e pesante degli “Alleati” americani e inglesi sia stata intravista e descritta in moltissime trame oscure e destabilizzanti che hanno colpito l’Italia sin dalla sua “liberazione”. Ecco dunque che “…intendiamo conservare quanto l’Italia ci offre sul piano strategico. Patrimonio conquistato da mio nonno e dai suoi commilitoni con straordinario sacrificio, da difendere contro vecchi e nuovi antagonisti…”. Meno male, viva la sincerità. Qualcuno che dice apertamente come stanno le cose, come siamo arrivati a questo punto.
Quale punto? Quello di aver perso o dovuto cedere obtorto collo la cosiddetta “sovranità nazionale” che poi in concreto è una certa facoltà di un popolo di poter decidere, determinare se non in modo totale il proprio destino, almeno di indirizzarlo verso determinate mete e obiettivi. Certo tale perdita fu il frutto maturo del fascismo e di colui che ne fu il suo capo, Mussolini, nonché delle sue scelte scellerate e devastanti le cui conseguenze paghiamo ancora oggi, appunto. Per cui non si tratta di discutere il fatto che l’Europa e l’Italia nel nostro caso debbano essere grate agli “Alleati”, in primis Stati Uniti e l’allora Unione Sovietica oggi Federazione Russa, per aver sconfitto le dittature nazi-fasciste. Però non si dica una cosa per un’altra, non si scambino i “fiaschi” per i “fischi”.
Non si chiami “alleanza” quella che invece fu una vera e propria occupazione e colonizzazione seguente la liberazione da parte degli Stati Uniti. Occupazione crescente, “progressiva” perché all’inizio non era così pervasiva come lo sarebbe divenuta nei decenni successivi. Una pervasività certamente non limitata al solo ambito militare, per quanto determinante, avendo oggi gli Stati Uniti ben oltre cento basi militari di vario tipo ed entità sul suolo italiano.
Si va da Camp Darby che è il più grande deposito di armi che gli Stati Uniti hanno fuori del loro territorio nazionale, fino al centro di manutenzione di missili-bombe nucleari, l’unico che gli americani hanno, e che hanno pensato bene di piazzarlo a Lago Patria, presso Napoli…Strutture a volte segrete, o ignote agli stessi deputati della repubblica italiana, agli stessi vertici militari italiani…
Ma le basi militari e il controllo del territorio italiano non sono i soli ambiti di influenza americana. Sin dalla fine della seconda guerra mondiale i nostri eroi misero in piedi un sistema articolato di condizionamento psicologico-culturale che si dispiegò nel campo dell’informazione prima con la creazione di agenzie di stampa, giornali e trasmissioni radio che trasmettevano fiumi di programmi propagandistici su quanto bella fosse la cultura americana, e più in generale anglosassone; fino poi a giungere in era di televisione ad inondare letteralmente a tutte le ore e in moltissimi programmi di messaggi, film e servizi più o meno espliciti su quanto bella fosse la “american way of life”.
Ma americani e inglesi (ci sono anche loro) non hanno fatto tutto da soli. Si è potuti giungere a questo punto anche per colpa di classi dirigenti italiane acquiescenti e complici. Basterebbero solo pochi esempi, di recente tornati alla ribalta per nuovi riscontri investigativi: dal potente funzionario del Viminale Federico Umberto d’Amato fino al piduista Licio Gelli. Gente che pur di non privarsi della comoda poltrona conquistata, ha preferito privare il proprio Paese di una vitale capacità di azione e di autonomia, per consegnarla ai nuovi padroni-padrini. E chi ci ha provato seriamente ad allentare questa morsa crescente, vedi Aldo Moro, non ha avuto vita facile, fino a perderla la vita, da morto ammazzato.
In gioco però vi è una questione di dignità. Di potersi guardare allo specchio senza provare eccessivo disgusto.“Onde per cui siccome perché”-parafrasando Totò- non dobbiamo prenderci in giro, e chiamare le cose con il loro nome: i nostri “liberatori” non si sono limitati a liberarci dal fascismo. Visti i costi di tale liberazione, costi anzitutto in termini di vite umane dei loro soldati morti o feriti, hanno pensato bene di “ripagarsi” delle spese annullando la sovranità italiana, senza che il popolo italiano si sia mai potuto esprimere in merito, non essendo mai stato consultato su cosa ne pensasse di tale coinvolgente e pervasiva alleanza, per quanto apparentemente camuffata.
Tutto è perduto? No. Almeno fino a quando l’Italia sarà in grado di generare uomini come il procuratore calabrese Nicola Gratteri, attualmente impegnato in una indagine titanica “Rinascita Scott”, in cui avrebbe disvelato collusioni e intrallazzi tra logge massoniche calabresi-siciliane e la loggia “madre” di Londra, nonché intrecci tra ndranghete varie e poteri politico-militari… Indagine grazie alla quale ha sollevato il classico putiferio tra i poteri che “contano”, oggi impegnati al massimo affinché sia Gratteri sia la sua indagine nonché il processo che ha avviato nell’ormai leggendaria nuova aula bunker di Catanzaro, possano passare il più possibile sotto silenzio.

Antonio Cataldi