Sciopero dei mezzi venerdì 25 settembre

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Indetto sciopero di 24 ore per venerdì 25 settembre per dare spazio alla protesta dei sindacati in seguito al probabile aumento della capienza massima all’interno delle vetture e dei convogli.

Lo stop ci sarà a partire dalle ore 10 per garantire un’altra protesta che prevederà la partecipazione di insegnanti, studenti e genitori presso la sede del Miur fino alle ore 17. Riprenderà poi alle ore 20 fino a fine servizio.

L’astensione è stata stabilita perché potrebbero esserci delle modifiche nell’ordinanza regionale risalente a maggio che prevedeva un massimo del 60% della capienza, fino all’80%. La notizia trapelata -non ancora ufficializzata- ha scatenato l’indignazione e il malcontento dell’Usb (unione sindacale di base) che ha ritenuto il provvedimento “contraddittorio”.

Per la fase 2 dell’emergenza Coronavirus proprio per garantire le misure di sicurezza anti contagio previste anche dai Dpcm la capacità dei mezzi era stata ridotta drasticamente. Ora con l’aumento del 20% rispetto a quanto deciso dalla giunta regionale nei mesi precedenti, l’unione sindacale è preoccupata per la salute dei lavoratori e dei passeggeri. Soprattutto in vista della riapertura delle scuole la scelta di aumentare la capacità metterebbe a rischio autisti e utenti che usufruiscono dei servizi di superficie e sotterranei.

La rabbia si è fatta sentire in particolare proprio su questo punto poiché con la ripresa della attività didattiche e delle lezioni aumenta la domanda di bus, tram e metro rendendo impossibile mantenere la distanza interpersonale, a maggior ragione senza che nessuno controlli il rispetto delle misure cautelari.

Il duro attacco da parte del sindacato non si è limitato e secondo quanto dichiarato il nuovo provvedimento renderebbe “senza senso” tutte le precauzioni adottate fino ad ora per limitare i contagi.

L’Usb aveva già presentato un ricorso al Tar nel mese di luglio per questioni simili relative alla capacità dei mezzi in cui il Comitato utenti e lavoratori in difesa del trasporto pubblico aveva contestato “i fondamenti giuridici e logici, nonché l’efficacia sul campo” di diversi provvedimenti che affidavano ai conducenti una serie di controlli anti contagio.
Lo sdegno è stato scaturito anche dal fatto che secondo l’organizzazione sarebbe stato più logico aumentare l’offerta e potenziare il servizio, piuttosto che “aumentare la soglia per legalizzare quello che fino ad oggi legale non era”.

Esasperazione condivisa anche da Cgil Roma che prevede forti disagi nella rete di trasporti.