Colle Monfortani: rischio nuovo impianto Biogas

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Nella mattinata del 16/07/2020, in modalità telematica  si è tenuta la seconda seduta della Conferenza di Servizi,  finalizzata all’acquisizione dei pareri di tutte le Amministrazioni interessate per il rilascio del provvedimento di V.I.A. e dei titoli abilitativi necessari alla realizzazione e all’esercizio del progetto di “impianto per riciclo di biomasse”,  presentato dalla Soc. Azienda Agricola Salone a.r.l.,  Via Prenestina 1280.  Oltre gli Enti,   hanno partecipato alla conferenza come uditori: il Comitato di quartiere di Ponte di Nona, l’Associazione Case Rosse, il Comitato Raccolta fondi per la tutela salute/ambiente e il Comitato Discarica Castelverde. Numerosi i documenti, presentati dalla Società Agricola e illustrati dall’amministratore delegato Ing. Roberto Diamanti in risposta alle prescrizioni poste nella seduta di conferenza d’aprile dall’Urbanistica regionale. È stato peraltro, depositato il contratto preliminare di connessione e il relativo programma riferito allo strumento della multi imprenditorialità e multifunzionalità nell’ambito della produzione di energia elettrica, confermando sia il rispetto degli obblighi convenzionali relativo al P.A.M.A. (piani ambientali di miglioramento agricolo),  che il monitoraggio del sistema dei “biofiltri”. Ai dubbi rilevati dalle Amministrazioni, riguardo l’inquinamento atmosferico  la  Società ha   dichiarato di aver provveduto  (al fine di tutelare al massimo eventuali impatti derivanti dalle emissioni dovute alla cogenerazione di energia elettrica), la sostituzione  dei motori di generazione con un sistema di up grading del biogas, prodotto dalla digestione anaerobica, con trasformazione in bio-metano da  immettere direttamente nella rete gas esistente, eliminando pertanto le emissioni in atmosfera (perlomeno è quanto afferma l’azienda).

Di particolare interesse l’intervento dell“L’arch. Massimiliano Cafaro per il SUAP – (Attività produttive agricole del Comune di Roma), che ha evidenziato come il progetto, dal punto di vista architettonico è uguale al precedente mentre dal punto di vista amministrativo è diverso, perciò così come presentato vedrebbe possibile la sua attuazione soltanto in caso di variante urbanistica per gli impianti dei rifiuti (compresi impianti di compostaggio). Propone quindi di inserire alla conferenza, anche la Commissione Agraria giacché per la valutazione del progetto, è necessario che sia valutato positivamente dalla Commissione Agraria comunale e in tal caso, proseguirà o in linea al progetto P.A.M.A. del 2018 già autorizzato, oppure potrà seguire considerato il nuovo assetto impiantistico con la nuova attività proposta dalla Società, un riesame senza dover intraprendere necessariamente la strada della “variante urbanistica.

Un progetto comunque tutto in salita, in considerazione anche delle perplessità espresse dall’arch. Paola Giorgioli (Regione), dal punto di vista della V.I.A. In realtà, gli approfondimenti  tecnici di competenza urbanistica derivanti dai pareri sia del Comune di Roma Capitale che dell’Area regionale Urbanistica Copianificazione Programmazione Negoziata Roma Capitale e Città Metropolitana, riferiscono che il progetto, come proposto dalla Società, prevede la lavorazione di  “materiali organici” che rientrano nell’ambito legislativo della categoria “rifiuti” (diversamente dall’uso esclusivo delle sole “biomasse”,  previsto per l’Autorizzazione unica acquisita nel 2018 dalla Società), trattandosi in effetti di un “impianto di trattamento e gestione di rifiuti”, pertanto appare necessaria per la realizzazione di tale tipologia d’impianto, una “variante urbanistica” (da zona agricola, “Agro romano”  a zona di “reti tecnologiche”, diversamente quindi da quanto proposto dall’Ing. Cafaro che la ritiene non necessaria con un riesame della nuova proposta.  Un procedimento comunque, complesso e tortuoso,  che rende ardua  l’attuazione del progetto, ma  non lascia tranquilli i cittadini del territorio, per via  dell’emergenza rifiuti che da anni tormenta la Capitale, e pertanto preoccupati, nonostante sia le robuste osservazioni presentate dai Comitati e dal VI Municipio che dalla fragilità ambientale/sanitaria  del territorio, che indicherebbe dannosa la realizzazione.

Una partita tutta da giocare tra due contendenti il business di un’azienda e una periferia vigile ma stanca di subire passivamente,  una nuova minaccia ambientale. Questione, che vedrà l’epilogo con la sua seduta conclusiva della conferenza convocata per il giorno 01/09/2020.

È comunque certo, che sempre più spesso si contrappongono interessi privati a interessi collettivi e solo una visione  ampia  che tiene conto di un modello di sviluppo sostenibile può salvare il territorio da scelte  scellerate e sconvenienti.