Tmb Salario: dopo l’11 dicembre il silenzio, ma la gente continua a sentire “puzza di bruciato”

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Il Salario è un quartiere di Roma come tanti altri, snaturato dall’immigrazione, da accampamenti abusivi, dal TMB Salario. L’11 dicembre in questo centro abitato si è verificato un evento destinato a pesare profondamente sulla coscienza politica della città intera. Sono le quattro di mattina quando per cause ancora ignote divampa un maxi rogo nell’impianto rifiuti, liberando nell’aria una densa nube di gas tossici. Sul posto accorrono 12 squadre dei Vigili del Fuoco per sedare le fiamme. Nel corso delle ore la nube tossica attraversa una buona parte di Roma. La sua presenza viene avvistata fino a Fiumicino. Basta alzare gli occhi al cielo per accorgersi di questa nuvola densa sul cui colore non tutti sono d’accordo, chi dice bianca, chi grigia scura .. ma se non si è d’accordo sul colore, su una cosa la certezza è inequivocabile. Man mano che la nuvola si sposta, sul suo percorso incontra bambini che giocano, donne impegnate nelle faccende domestiche, passanti e automobilisti. Qualcuno cerca di capire cosa sorvola i cieli della Capitale, altri più vicini al rogo cominciano ad avvertire i primi disagi: bruciore agli occhi e alla gola, fatica a respirare e tanta paura. La nuvola per giorni prosegue il suo cammino depositando milioni di invisibili particelle in basso e disperdendone milioni in alto, nell’atmosfera. Nonostante tutto pochi attimi dopo il passaggio della nube, la vita riprende normalmente, ma sempre con l’animo in allerta. In maniera impressionante la colonna di fumo si sposta velocemente dall’impianto, sollecitata anche dal vento. A Piazza delle Muse alle 10.21 l’aria è irrespirabile. Una spessa colonna di fumo costringe per ore i residenti a tenere le finestre e le porte delle proprie abitazioni serrate, ma l’odore acre riesce lo stesso a filtrare all’interno. Alla fine quello che non doveva succedere e che gli abitanti del quartiere Salario hanno cercato in tutti i modi di evitare è successo. Da subito si parla di disastro ambientale ma in maniera blanda. Nei primi due giorni dell’incendio tutta l’attenzione dei media è concentrata sul Tmb Salario e di come Roma avrebbe affrontato l’emergenza immondizia durante il periodo natalizio. A nessuno sembra però interessare dello stato di salute dei residenti che per far sentire la loro voce prendono d’assalto la pagina Facebook “No Tmb Salaria” postando video e messaggi. Per tutta la giornata dell’11 dicembre la nube tossica attraversa i cieli di Casal Palocco e Ponte della Valle. L’odore, la puzza di gomma bruciata si avverte nella zona stazione Tiburtina con gente che lamenta bruciore agli occhi, alla gola e alle narici. La Società Italiana dei Pediatri e la Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili avvisa di tenere le finestre chiuse e i bambini in casa, soprattutto i soggetti affetti da problemi respiratori. Al liceo Aristofane (Vigna Nuova) vengono distribuiti agli alunni le mascherine. Nonostante lo stato di criticità il Comune non emana nessuna ordinanza straordinaria e la gente non sa come deve comportarsi nei giorni successivi all’incendio. Per precauzione l’asilo adiacente l’impianto di rifiuti rimane chiuso. A seguito del rogo vengono attivate dall’Arpa Lazio diverse azioni riguardanti la qualità dell’aria: analisi della direzione prevalente dei venti, verifica dati dalle centraline delle reti di monitoraggio, installazione di campionatori. Dopo controlli il dato che emana l’Arpa è sconcertante:il livello di diossina presente nell’aria è 45 volte oltre il limite.L’Asl Roma 1 attiva subito un’unità di crisi per controllare i campi agricoli, lo stato dell’acqua potabile e quella utilizzata per l’irrigazione. Dopo tre giorni dal rogo ancora l’impianto fuma in diversi punti, ma oramai nessuno ne parla più. Mentre sui giornali si legge che l’incendio del Tmb è stato domato e tutto è tornato alla normalità, la gente continua ad avvertire “odore di morte” nell’aria che penetra le narici e si appoggia sui vestiti come una calamita. I residenti però vogliono vederci chiaro e iniziano a monitorare tutti i movimenti che avvengono nel Tmb, come l’entrata di camion pieni di spazzatura e fumo che continua a propagarsi. L’immondizia andata alle fiamme ha generato un cumulo di rifiuti alto due piani di una palazzina. La mattina di Santo Stefano gli abitanti di Nuovo Salario si svegliano con una fortissima puzza di marcio di immondizia putrida. Dopo 18 giorni dall’incendio gli abitanti cominciano a notare cose strane. La signora Chiara B. in zona Fidene denuncia l’improvvisa morte della sua pianta di rose in giardino, un altro residente l’impossibilità di stendere il bucato all’aria aperta perchè prende odore di bruciato, un altro ancora difficoltà a respirare, bruciore alla gola e al naso. Il giorno di Capodanno la domanda che rimpalla è sempre la stessa:” La puzza di bruciato che in diversi quartieri si sente da giorni, a cosa è dovuta?” Zona Vescovio, Viale Somalia, Nuovo Salario, Fidene, Porta di Roma, Trieste Salario fino a Saxa Rubra l’odore di bruciato sembra perseguitare i cittadini. Nessuno riesce a capire dove proviene l’odore nauseabondo. I media danno la notizia che la notte di Capodanno sono stati incendiati 50 cassonetti della spazzatura e hanno preso fuoco anche diverse auto parcheggiate. Probabilmente la puzza di bruciato è la conseguenza di azioni vandaliche, ma l’odore non smette, così cresce nei cittadini il dubbio se l’impianto che dovrebbe essere chiuso stia rilasciando i consueti miasmi acri che prendono alla gola. I residenti del quartiere si sentono abbandonati e demoralizzati, nessuno ascolta le loro lamentele c’è chi vorrebbe scappare e chi ha perso la voglia di combattere. C’è invece chi non molla e vuole trovare una spiegazione alla continua puzza di bruciato. La gente comincia a postare su Facebook ogni avvistamento di fumo, chiama i Vigili del Fuoco, denuncia quanto sta accadendo sotto i propri occhi. Probabilmente la puzza di bruciato proviene dagli insediamenti abusivi dislocati lungo le rive del Tevere. I roghi ci sono sempre stati, ma l’odore di plastica bruciata veniva contraffatta dai miasmi del Tmb Salario, adesso che l’impianto non lavora, la puzza di questi fuochi tossici è più evidente. Purtroppo i Vigili del Fuoco non possono intervenire perché il fuoco deve essere ben visibile per localizzare esattamente la sua posizione. Per gli abitanti del Salario e zone limitrofe l’odissea pare non avere fine, nonostante il Tmb sia chiuso continuano a respirare “robaccia” nell’indifferenza dei media e delle istituzioni.