EPISODIO VIII: Il pianeta verde

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Xantas

Entriamo nell’atmosfera del secondo target. Rispetto alla Terra, l’evoluzione tecnologica è del tutto assente e non ci è stato possibile contattare direttamente il pianeta. Spero che la popolazione non si spaventi con un approccio diretto. Dovremo essere discreti. Scendere con la nave a terra è complicato, il mondo è coperto di alberi, le chiome sembrano come proteggerlo e lo colorano di un verde smeraldo.

“Abbiamo trovato un punto di atterraggio” dice Max.

L’ho nominato capo del mio team di ingegneri. La sua conoscenza trasversale è incredibile. Con il ragionamento è in grado di trovare una soluzione a qualsiasi problema tecnico e scientifico. Il rovescio della medaglia. Quel ragionamento, lo stesso che lo danneggia interiormente, che rende instabile la sua emotività fino a provocargli una costante angoscia, è il suo più grande punto di forza. Deve solo trovare un equilibrio dentro di se e smettere di fare analisi logica sulle emozioni, ma sono sicuro che ci riuscirà.

Atterriamo in una larga pianura circondata da foreste. Fuori è buio, ma non possiamo attendere che faccia giorno, così esco con Max in avanscoperta.

Quando scendo dalla nave mi si ferma il respiro. Quasi inconsapevolmente cammino verso l’immensa piana coperta da fiori di un colore azzurro fosforescente. Sopra di essi si alzano in volo degli animali grandi quanto il palmo della mia mano. Forse sono degli insetti, la loro coda emana una tenue luce gialla che illumina la pianura nella sua interezza.

“Cosa sono?” chiedo a Max mentre provo a prenderne uno con la mano.

Non sembra sorpreso, forse sulla Terra esistono esemplari simili.

“Sembrano delle lucciole, solo più grandi” risponde.

“Cosa le fa brillare in quel modo?”

“Emettono luce grazie ad un processo di bioluminescenza. Mi ricordo che da ragazzino passavo ore ad osservarle durante le serate estive. Ne ero affascinato, un po’ come te adesso. Su Omega non ne avete?”

“La nostra idiozia ha portato allo sterminio di quasi ogni specie animale. Forse una volta il pianeta ne era pieno, ma ogni cosa sta lentamente scomparendo”.

“Mi dispiace Xantas, non volevo”.

“Non preoccuparti, siamo qui anche per questo. Per porre un rimedio”.

Ci avviamo verso la foresta che costeggia la pianura a destra. Il radar portatile ci segnala forme di vita all’interno.

“Non ho mai visto piante così grandi” commenta Max.

Neanche io, sembriamo formiche al loro cospetto. All’interno la foresta è buia. Una luce flebile proviene dalla luna. Camminiamo in silenzio, immersi nei rumori della natura. A tratti ho paura, ho la sensazione di essere braccato da animali pericolosi. Mi sento più volte sfiorare il braccio delicatamente. Sono farfalle con ali di un verde intenso, innocue, il cui unico compito è rendere ancora più variegato lo splendido pianeta. Davanti a noi, a pochi metri di distanza, vediamo una zona illuminata.

“Senti anche tu questi rumori?” domando a Max.

“Sì, come se qualcuno stesse nuotando. Forse c’è un piccolo lago nascosto tra gli alberi”.

“Avviciniamoci lentamente, senza fare rumore”.

Le nostre ipotesi vengono confermate. Un lago con al centro un tempio. Una ragazza che nuota. Con un gesto dico a Max di seguirmi e ci nascondiamo dietro ad uno scoglio.

Dall’alto riesco a vedere la ragazza a pochi metri di distanza. Rimango folgorato dalla sua bellezza. Gli occhi di un azzurro intenso sono in tinta con il colore dell’acqua. I capelli castani, con sfumature rossastre si estendono oltre la sua testa, galleggiando sulla superficie del lago. La carnagione abbronzata colora un corpo sinuoso e perfetto.

Non riesco a staccarle gli occhi di dosso.

“Chiudi quella bocca” dico a Max scherzando.

“Non è come credi. Stavo solo osservando”.

Faccio fatica a trattenere una risata.

“Non devi vergognarti. Su Omega non abbiamo donne così belle, a parte ovviamente…Lascia stare”.

“Anche noi. È nuda, non credi che dovremmo avvertirla della nostra presenza? Sembriamo due maniaci”.

“Aspetta, non vorrei spaventarla”.

Mi giro nuovamente a guardare, ma la ragazza è scomparsa. Come se si fosse dileguata nel nulla. Guardo Max in cerca di spiegazioni, magari lui ha visto qualcosa.

“Chi siete?”

Una voce proveniente dagli alberi mi fa sobbalzare. Non vedo niente, è troppo buio e non riesco a capire se è la ragazza di prima.

“Vi ho sentito mentre ero nell’acqua. Non vi vedo bene, ma non credo abitiate in zona. La vostra energia è strana, è come se non apparteneste a questo mondo”.

Riesce a percepire la nostra energia? Che significa? Ha già capito che non siamo di questo pianeta anche se non ci ha visto in volto? È nascosta dietro un tronco di un albero, le vedo il braccio che sporge. Forse è meglio dirle subito la verità.

“Ci dispiace averti disturbato. Volevamo incontrarti di giorno, per non spaventarti, ma forse abbiamo fatto troppo rumore”.

“Troppo rumore? Ma dove credete di essere? Vi ho percepiti fin da quando siete entrati nella foresta. Chi siete? Non mi spavento così facilmente!”

Quindi riesce veramente a sentire la presenza di esseri viventi. Come fa? Forse tutti gli abitanti di questo mondo ci riescono. La nave potrebbe essere in pericolo? No, non devo lasciarmi travolgere da inutili preoccupazioni, non sembrano esseri ostili.

“Venite dalle stelle, vero?”

Alza il braccio puntando il dito verso il cielo. Ha già capito tutto, sono stupefatto.

“Può essere difficile assimilare tutto questo, ma ti giuro che quello che sto per dirti è la verità” dico.

Nessuna risposta, attende che parli.

“Mi chiamo Xantas e qui vicino, con me, c’è il mio compagno di viaggio Maximiliam. Per voi siamo alieni, proveniamo da altri mondi per stabilire un contatto di pace. Abbiamo seguito un segnale che indicava la presenza di esseri senzienti in questa foresta e ti abbiamo vista nuotare”.

“Lo sapevo!” esclama, mentre esce allo scoperto e si avvicina per accoglierci.