Alfa Romeo Giulia 2.0 turbo AT8: Una grande sfida superata

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Un parto travagliato

Questa grande berlina italiana, come tutti i progetti veramente affascinanti e ben riusciti, non poteva non farsi attendere dal vasto pubblico di “alfisti”, ma non solo. Era prevista la sua produzione già nel 2010 dal gruppo Fiat, e si presumeva il lancio per l’inizio del 2012, andando a sostituire la 159 che ormai andava incontro al pensionamento. Sarebbe dovuta nascere sulla piattaforma della Giulietta, naturalmente accrescendo adeguatamente il passo. Poi per colpa della crisi, imprevisti tecnici e l’imminente fusione con la Chrysler, si persero le tracce di questa attesa erede. Questa fusione culminò con la nascita della FCA (Fiat Chrysler Automobiles), che finalmente nel 2014 riprese in mano il progetto di questa berlina della casa del Biscione; questa volta il pianale però sarebbe dovuto essere completamente inedito (progetto da un “foglio bianco”). Solo nel successivo marzo 2016 al salone di Ginevra venne svelata la nuova Giulia nelle versioni base: le 2,2 litri Diesel Multijet da 150 e 180cv e il 2000 benzina turbo TBi da 200cv. La commercializzazione iniziò sei mesi dopo; la sfida ormai era lanciata, finalmente l’Alfa Romeo puntava concretamente, dopo anni, a dichiarare guerra alle attuali berline tedesche di alta gamma (BMW serie 3, Audi A4 e Mercedes classe C) agguerrite nel tenersi stretta la loro egemonia nel settore. Al lancio la scelta di motori era assai modesta; anche diversi optional si fecero attendere sino al 2017 come le regolazioni elettriche dei sedili e lo schienale posteriore ribaltabile e/o divisibile.

 

Alla guida

La linea è, inutile dirlo, tremendamente Alfa Romeo, slanciata, dinamica e sportiva fino al midollo. A differenza della 159 che la precedeva, non possiede lo stesso stile ben marcato e caratterizzato da linee decise e nette; al contrario sembra quasi riallacciarsi al filone dell’antenata 156 che già possedeva linee più morbide e tondeggianti. Era il 93 quando fu prodotta l’ultima Alfa a trazione posteriore (la mitica 75), ora finalmente si torna a sognare. Per chi ama guidare “trazione posteriore” è sinonimo di emozioni forti, sovrasterzo e piacere di impugnare saldamente un volante tra le mani. Come da tradizione, tutta la vettura è incentrata sul guidatore, sul suo piacere di guida e sulle sue emozioni: cruscotto a binocolo, ampia plancia direzionata rigorosamente verso sinistra, impostazione sportiva con sedile basso che predilige una posizione di guida distesa, volante quasi verticale; tutto l’abitacolo è ben rifinito e i materiali sono di qualità elevata (si nota il passo avanti di questi ultimi, da sempre ritenuti tallone d’Achille delle Alfa post FIAT). La prima impressione è di una vettura che sa essere anche comoda e confortevole oltre che sportiva.

Il motore costruito interamente in alluminio è anteriore, disposto longitudinalmente: questo contribuisce all’equilibrio dei pesi sui due assali. Il cambio è un automatico ZF ad otto rapporti veramente efficiente e rapido negli innesti. L’assetto è notevolmente rigido e la macchina resta piatta in curva (ancora più efficace con le sospensioni a controllo elettronico che si adeguano in tempo reale alle condizioni della strada). A completare il quadro c’è un impianto frenante all’altezza della situazione, potente e ben modulabile e uno sterzo morbido ma allo stesso tempo molto preciso e diretto. La vettura ha un’agilità tra le curve da riferimento, gli inserimenti in curva sono fulminei e la stabilità nelle traiettorie lascia sbalorditi; numerosi test svolti tra i birilli e in piccoli circuiti la vedono come regina indiscussa sulla tenuta di strada mista a maneggevolezza non solo tra le sorelline berline ma anche nel confronto con vetture supersportive blasonate dalla vocazione e dna ben più corsaiolo.

Comunque la sfida di cui parlavo prima non si vince con un tempo sul giro preso da un cronometro (anche se la Giulia Quadrifoglio Verde è al quarantesimo posto nella classifica assoluta delle vetture più veloci al mondo nel circuito del Nurburgring), bensì da un dato di mercato concreto. Ebbene sì… c’è riuscita, la Giulia è al secondo posto della classifica delle berline più vendute (seconda solo alla Fiat Tipo) con 8.116 unità vendute tra agosto 2017 e luglio 2018 contro le 2.200 Mercedes classe C e le 1.300 BMW serie 3 (dati del Sole 24 Ore). Questa è una grande rivincita per l’Alfa Romeo che nonostante le tante difficoltà è riuscita a risalire la china in una fascia di mercato importante, quello delle vetture over 40.000 € di listino.

 

Dotazione di serie

Questa vettura ha guadagnato ben 5 stelle Euro NCAP e il 98% della sicurezza per gli occupanti del veicolo: questo è un dato di rilievo che fa risaltare la robustezza del telaio e soluzioni inerenti alla sicurezza ben efficienti. Troviamo infatti di serie airbag lato giuda e passeggero, airbag laterali anteriori e inoltre ci sono gli airbag del poggiatesta nei sedili posteriori. Ad arricchire la dotazione contribuiscono anche gli attacchi isofix, clima automatico bizona, anti arretramento in salita, radio con aux, usb e Bluetooth, frenata automatica d’emergenza, palette dietro al volante (solidali con il piantone), avviso di uscita involontaria di corsia, cerchi in lega, cruise control, sterzo ad assistenza variabile. Ancora ad oggi però mancano gli ormai ampiamente sdoganati fari a LED.