Brasile, il paese color della brace

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Il 21 aprile del 1500 i Portoghesi scoprirono un nuovo territorio, subito ribattezzato Terra da Vera Cruz; qui, venne ben presto trovata una varietà di una particolare tipologia di legno dalle sfumature color della brace. Già conosciuto in Toscana con il nome di verzino e con quello di brassily a Venezia, i Portoghesi importarono in Europa il legno rosso da dove cresceva in abbondanza, dalla Terra da Vera Cruz. Dal Brasile.

Rimase una colonia portoghese fino al 1889, quando venne proclamata la Repubblica Velha dopo un colpo di stato ai danni del re Dom Pedro II; venne promulgata una Costituzione che sancì l’autonomia dei singoli stati che facevano parte di un unico, grande stato federale. Il regime vedrà al potere un’alternanza di governi retti da due degli Stati più importanti, São Paulo e Minas Gerais; tuttavia, questa sorta di patto fra le oligarchie, dove i poteri più deboli accettavano il giogo di quelli più forti pur di mantenere autonomia a livello locale, non era destinato a reggere.

Già durante i primi anni del XX secolo, i tenentes – i giovani ufficiali dell’esercito – avevano inscenato varie rivolte incarnando il nuovo clima nazionalista con la loro richiesta della creazione di uno stato accentrato. Bisogna premettere che sin dalla fine della monarchia, i militari hanno sempre costituito una vera e propria “classe”, forte, spregiudicata e, soprattutto, armata.

La rapida modernizzazione, l’agitazione dei lavoratori urbani e l’insofferenza dei tenentes  che mal sopportavano la completa assenza di un baricentro nazionale furono tutti fattori che contribuirono ad un nuovo colpo di stato, nel 1930. L’esercito portò al potere Getúlio Vargas, che promosse una politica di centralizzazione dell’amministrazione e dell’economia, perseguendo la visione di uno stato forte ed unitario che tutelasse la brasilianidade. Ben presto, però, Getúlio Vargas divenne insofferente al pluralismo politico, e pose fuori legge sia il Partito Comunista, sia un partito di stampo fascista sorto da poco. Chiudendo il Parlamento, mettendo a tacere l’opposizione, censurando la stampa, torturando e incarcerando, nel 1937 Getúlio Vargas impose una dittatura che chiamò Estado Novo. Condivideva gli ideali di Mussolini e Hitler, che ammirava e, chiaramente, emulò, finché non scoppiò la guerra. L’alleanza del Brasile con gli Alleati costrinse Vargas ad affrontare le contraddizioni della sua politica e lo spinse a liberalizzare la sua dittatura: durante i primi anni ’40 nacquero, quindi, due partiti politici.

Un nuovo colpo di stato militare, effettuato nel 1945, rovesciò il regime dell’Estado Novo, ma non comportò l’esclusione di Vargas dalla politica: non solo i milioni di brasiliani analfabeti erano per forze di fatto estranei ai meccanismi della democrazia rappresentativa, ma egli si era comunque conquistato un’aura di difensore del popolo che quasi venne alimentata dalla sua caduta.

Gli eventi che seguirono la fine della Seconda Guerra Mondiale, e il conflitto economico-ideologico tra Russia e USA influenzarono l’intera America Latina. Infatti, l’anticomunismo fu il cardine della politica degli USA sotto il governo di Truman e Eisenhower, che decisero di riunire l’intero continente in una strenua resistenza contro il “mostro” sovietico. Il panamericanismo comportò una serie di trattati e di atti che siglarono l’uguaglianza giuridica di tutti gli stati, ma soprattutto sancirono il fondamentale accordo che un attacco operato ai danni di uno stato membro avrebbe giustificato l’attacco da parte degli altri. Questo, in realtà, fu una vera e propria legittimazione della tutela militare degli USA contro ogni eventuale minaccia comunista, reale o percepita.

Forse, è in questo contesto che si deve inserire il nuovo colpo di Stato militare effettuato nel 1964 e chiamato revolução, che venne giustificato dal fatto che la sicurezza nazionale fosse minacciata dal governo di João Goulart, accusato di simpatizzare con la Cuba comunista. Vennero effettuate profonde purghe nell’amministrazione pubblica, nelle università e nell’esercito. Vennero aboliti i partiti politici tradizionali, i mezzi di comunicazione vennero controllati, fu imposto il bipartitismo coercitivo. La guerriglia studentesca che si scatenò nel corso degli anni ’60 e ’70 venne soppressa con la forza. Fu creata una sorta di polizia parallela, chiamata prosaicamente “Squadrone della Morte”.

Infine, il regime si avviò verso una lunga e graduale fase di liberalizzazione che gli permise di scommettere sullo sviluppo economico del paese e di approfondire il processo di industrializzazione; purtroppo questa modernizzazione autoritaria e diseguale, con un alto tasso di disoccupazione e di analfabetismo, contribuì ad allargare sempre più il baratro tra ceti abbienti e la massa dei diseredati. Il dominio militare terminò nel 1985, nonostante fosse il principale responsabile del boom economico brasiliano, così impressionante da essere ribattezzato milagre brasileiro, il miracolo brasiliano.

Il nuovo governo si propose di ridurre le disuguaglianze e di incentivare la crescita economica; dunque, aumentò le spese pubbliche, per riuscire a creare dei programmi sociali e per concedere sussidi. Ottenendo, tra le altre cose, l’aumento dell’inflazione e un calo economico.

Dal 1994 fino al 2002 è Presidente Fernando Henrique Cardoso, che con il suo Plano Real introduce una nuova moneta, diminuendo l’inflazione. Nonostante i punti forti del suo governo, lascia il Brasile con un’economia debole.

Nei primi anni di questo secolo, “l’operaio” Lula perseguì sempre una politica pragmatica e gradualista, proponendo durante i suoi mandati del 2002 e del 2006 degli ambiziosi piani sociali che cercò di attuare senza creare squilibri fiscali, aumentando la spesa pubblica senza smettere di onorare il debito, continuando la riforma agraria, ma molto lentamente per non far sentire minacciata i proprietari terrieri. L’azione politica del suo partito, il Partido dos Trabalhadores (Pt), ha ottenuto una crescita economica lenta ma costante, tanto da attenuare in parte gli enormi gap sociali del Brasile in un contesto di stabilità istituzionale e di ridotta conflittualità sociale. Para um Brasil decente, come proposto dallo slogan del suo partito.

 

Il successo della sinistra fu confermato dalla vittoria, nel 2010 e nel 2014, di Dilma Rousseff, ex guerrigliera che contrastava la dittatura; peccato solo che lo scandalo di corruzione legato al colosso nazionale petrolifero Petrobras e l’indagine condotta sulla Presidente per irregolarità fiscali abbiano contribuito ad una nuova crisi politico-economica nel paese con il legno color della brace. L’inchiesta lava jato, l’autolavaggio, che verte sulla malversazione di fondi dell’azienda Petrobras ha minato la classe politica brasiliana, accusata di ricevere tangenti dalle maggiori società di appalti.

Premesso che questioni sulla presunta colpevolezza di Lula e di Dilma Rousseff siano da disquisire in tribunale o, al massimo, in un bar, le recenti indagini svolte all’interno del Pt spingono ad una riflessione concernente la “santificazione” di esponenti politici, processo che spesso comprende personaggi della sinistra: a volte, ergersi a difensori del popolo e salvatori degli oppressi non cancella l’esistenza della componente “umana”, fallace. Questo processo si ricollega con un discorso di pensiero dicotomico, ovvero di contrapposizione degli opposti: bene/male, bianco/nero, sinistra/destra, giorno/notte, giusto/ingiusto; solitamente, si considera ciascun schieramento completamente epurato da qualsivoglia traccia o la purché minima componente del proprio contrario.

 

Invece, non ci si rende conto di quella componente “umana”, “ingiusta”, presente in ognuno di noi, quella che accetta mazzette, che preferisce l’omertà al rischio di combattere e fallire, quella componente che, infine, se ne lava le mani.

Danzando con gli orixá a Bahia: culti religiosi brasiliani

“All’inizio era solo silenzio. Olodumaré si annoiava e tra le sue creazioni c’è Iemanjá, la grande madre che donava freschezza e allegria, che creò i fiumi della Terra, come grandi vene che trasportano nutrimento all’intero pianeta. Odô Iyá! (Madre delle Acque!) La dea che allattò tutti i suoi figli e anche quelli delle altre dee, figlia di Obatalá, il cielo, e di Odudua, la terra, sorella di Aganjú, la terra ferma, con la quale si sposò e generò Orugan, lo spazio fra la terra e il cielo.

Iemanjá, la grande madre, la consolatrice di tutti i mortali, è la forza del mare e degli oceani.”

Questo è l’incipit di una delle storie di una delle divinità del Candomblé. Queste vecchie tradizioni religiose importate insieme agli schiavi africani esportati dai Portoghesi non vennero mai sradicate e si fusero con la religione cattolica. Come spesso accade, il sincretismo divenne la possibilità lasciata agli schiavi di mantenere in vita la propria cultura. Ad esempio, Iemanjá viene associata con Nostra Signora della Concezione, il messaggero Exu viene raffigurato con una cappa rossa e un tridente e presenta molte caratteristiche “sataniche”.

Sulla Bahia de Todos os Santos si affaccia la città di Salvador, dove questi riti e pratiche vengono conservati ancora oggi, dove la fede religiosa si fonda sul rispetto e sulla conoscenza della natura, da cui trae una vasta farmacopea naturale, e sulla profonda analisi dell’animo umano che, per riuscire ad entrare a contatto con il sacro, deve armonizzarsi in tutte le sue componenti. Il corpo diviene dunque il mezzo e il simbolo di questo ricongiungimento con il divino: per questo motivo, è il corpo il principale protagonista delle bellissime feste pubbliche e dei riti del Candomblé. Il corpo con le sue espressioni artistiche, il corpo che danza e il corpo che canta in iorubá, una lingua africana tonale, dove le parole assumono significato diverso a seconda del ritmo. Le emozioni e i messaggi non possono essere trasmessi a parole, la divinità, ovvero l’orixá, viene contattata attraverso la danza, attraverso il ritmo del tamburo; tradizionalmente, i riti sacri vengono scritti con il tamburo, affinché si rivolgano all’orecchio e non all’occhio. Dopotutto, Candomblé significa danza.

Le energie della natura, dell’aria, della terra, dell’aria, del fuoco e della foresta vengono guidate da un ente superiore, chiamato Olodumaré o Olorum, divinità creatrice dell’universo che vive lontano dai mortali. Durante le feste celebrate in loro nome, i Filhos de Santo, ovvero i medium, vengono posseduti dagli orixá e si abbigliano con meravigliosi costumi, e danzano mentre il Babalao, il capo del centro, predice l’avvenire con una collana di conchiglie e decide quale sacrificio eseguire il giorno seguente.

 

Il 2 febbraio, sulla spiaggia di Rio Vermelho vicino a Bahia, viene celebrata la festa di Iemanjá, la dea che abita gli abissi, ricchissima possidente di tutti i tesori del mare; Iemanjá con la sua lunga coda da sirena coperta di squame di argento e lunghi capelli di alga che incorniciano i grandi occhi bianchi e rotondi, si offese secoli or sono perché gli uomini si erano dimenticati di lei. La sua ira fu funesta, tanto da minacciare di sommergere tutta l’umanità con un’onda altissima se non si fossero ricordati di festeggiarla splendidamente offrendole dei fiori. Da allora, ogni due febbraio viene organizzata una grandiosa processione in suo onore, con barche che gettano in mare cesti contenenti regali per Iemanjá, e ogni qualvolta il mare si infuria per la tempesta, vengono gettati bambole, specchietti, profumi, fiori per placare l’ira di Iemanjá.