EPISODIO 2: La speranza di Omega

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Xantas

Mi affaccio alla finestra del mio appartamento. Attendo il blackout che segna il coprifuoco giornaliero. Ne ho timore ogni sera, perché cala il silenzio e non voglio ascoltare i rumori agghiaccianti provenienti dalle strade e dai vicoli della città. Abbiamo usato la tecnologia in modo incontrollato. Ancora mi chiedo come abbia potuto la vecchia classe aristocratica non accorgersi che Omega era allo stremo, che le materie prime erano quasi terminate ed era sull’orlo del collasso. Mancanza di sensibilità e di intelligenza, ottenebrati dal denaro e dal potere. Semplice stupidità. Le persone muoiono di fame, l’energia elettrica è centellinata per non terminare le ultime risorse, l’acqua inizia a scarseggiare e la vegetazione ne risente. A breve non sarà più in grado di fornire l’ossigeno necessario per garantire la nostra sopravvivenza. Le città oramai sono diventate luoghi spettrali, piene di gang che lottano e si uccidono tra loro per la sopravvivenza. Quanto durerà Omega in queste condizioni? Siamo destinati ad estinguerci? Tutto dipende da me. Domani è la vigilia della partenza. Sarà una giornata gloriosa, perché possiamo avviare finalmente il piano che prepariamo da lungo tempo. Sento un rumore sordo provenire dall’esterno. Hanno staccato la corrente ed io rimango in penombra, con la candela accesa vicino al letto. Mi sdraio. Devo mantenermi saldo, anche se sento una certa agitazione.

La notte passa in fretta e mi trovo a presentare il lavoro svolto durante gli ultimi anni. Ad assistere c’è l’intera classe aristocratica. Le nuove generazioni hanno capito il problema e, con gli ultimi sforzi economici, in un atto di estrema dedizione, hanno avviato il progetto “Incontro”. Apprezzo tutte le persone che sono nella sala, perché hanno accantonato i loro problemi e brame personali per il futuro di Omega. Io sono stato nominato capo del progetto. Li ringrazierò sempre per l’opportunità concessami. Accendo il proiettore ed inizio a mostrare gli sforzi della mia squadra.

“Comincio subito con l’elencare i pianeti che approcceremo. Il primo è di un azzurro intenso, pieno di acqua. Il secondo ha un tipico colore verde, è pieno di alberi e di vegetazione. Gli ultimi due invece hanno colori strani, tendenti al nero con sfumature di grigio. Dalle osservazioni non riusciamo a capire bene cosa stia succedendo, ma lo scopriremo quando ci avvicineremo. La cosa importante è che tutti e quattro sono abitati e sono presenti forme di vita intelligente. Possiamo iniziare lo scambio con loro”.

“Cosa scambiamo?” domanda Fintas, uno dei finanziatori del progetto.

“La nostra tecnologia avanzata in cambio di cibo, acqua e tutte le risorse necessarie per garantire la sopravvivenza di Omega e dei suoi abitanti”.

“Cosa farai una volta proposte le nostre condizioni?”

“Vi metterò in contatto con loro e penserete agli scambi mentre io e la mia squadra continueremo ad esplorare lo spazio. In più porterò con me un rappresentate per ogni pianeta. Vi ricordo che l’obiettivo è anche creare una rete di amicizie nello spazio, portare avanti scambi culturali e dare vita ad un ordine nell’universo per migliorare la vita di ogni suo abitante”.

“Nobile. Come comunicherai con loro?”

“Dallo spazio con semplice codice binario per i popoli avanzati tecnologicamente. Da terra invece la squadra di ricerca ha creato un dispositivo che, tramite un algoritmo basato sulla tonalità ed i suoni della voce, riesce a tradurre in tempo reale qualsiasi lingua. Loro capiranno noi e viceversa”.

“Quanto tempo ci metterete ad arrivare?”

“Solo qualche giorno grazie alla fantastica scoperta delle scorciatoie spazio temporali durante le fasi iniziali di studio”.

Rispondo deciso a tutte le domande e mi sento euforico. Vedo i membri della classe aristocratica guardarsi e fare un cenno con la testa. I loro volti sono sereni e sorridenti. Condivido ogni loro emozione. Finisce la riunione e mi abbracciano uno alla volta. Domani si parte, ancora non riesco a crederci.

Torno a casa, mi preparo la cena ed aspetto di nuovo il coprifuoco, spero per l’ultima volta nella mia vita. Quando tornerò sono sicuro che le cose saranno diverse. Blackout. La candela è sempre lì a farmi compagnia. Mentre osservo la città dalla finestra, sento squillare il telefono. Strano, è quello delle emergenze, collegato ad una linea protetta, l’unica ancora alimentata. Conoscono in pochi questo numero. Guardo lo schermo e le mani iniziano a tremarmi. Avvicino lentamente il telefono all’orecchio, abilito la risposta ed attendo.

“Xantas”.

Una voce flebile. Un sussurro dolce e delicato. Non c’è bisogno neanche di parlare.

“Ti ricordi la promessa?”

“Marhas, come faccio a dimenticarla?”

Non sento la sua voce da anni. L’unica donna che abbia mai amato e che amerò. Il nostro allontanamento fu una necessità. Ognuno di noi scelse di percorrere la propria strada per cambiare le redini del destino di Omega, con la promessa che ci saremmo rivisti solo quando avremo raggiunto l’obiettivo. Ci siamo quasi ed io non vedo l’ora di rivederla.

“Ti amo”.

Le ultime due parole le escono dalla bocca velocemente, intense e mi investono con forza. Riaggancia il telefono prima che le possa rispondere. Mi siedo a bordo del letto e guardo le mie mani, che tremano ancora. Anch’io ti amo Marhas. Non sai quanto. Sei sempre stata l’unica donna della mia vita e non passo un minuto senza pensarti. Grazie a te riesco a migliorarmi ogni giorno e, se sono diventato la persona che sono oggi, è solo merito tuo. Ti renderò orgogliosa e fiera di me. Mantenere quella promessa è il mio unico scopo nella vita. Sento crescere dentro di me entusiasmo, passione ed energia. Mi rialzo e guardo di nuovo dalla finestra, verso l’oscuro orizzonte. Sì, riuscirò nel mio intento. Lo faccio per la mia gente. Lo faccio per me. Lo faccio per l’amore che provo per Marhas. Lo faccio per il mio amato pianeta. Omega, io sarò la tua speranza.